Bonus di facciata

Ridotto com’è il nostro patrimonio edilizio, uno sconto fiscale per il rifacimento delle facciate dei palazzi è quello che ci mancava. Del resto abbiamo già la detrazione per rifare bagni e tramezzi, quella per mettere i doppi vetri e i pannelli solari, quella per i mobili, ce n’è pure una per piantare i fiori davanti casa. E c’è il sismabonus per l’adeguamento della sicurezza sismica, che è pure il più generoso di tutti. Anche se quasi nessuno lo usa.

Negli anni passati il bonus sulle ristrutturazioni e quello per la riqualificazione energetica hanno generato una media di oltre 20 miliardi di investimenti privati all’anno, il sismabonus, nato dopo il 2016, muove solo poche decine di milioni. Non si utilizza dove servirebbe, cioè nelle aree più rischiose, ma comincia ad attecchire nelle zone sismiche 2 e 3, quelle meno pericolose, alle quali è stato esteso.

In Calabria, Sicilia e Campania no, ma in Lombardia hanno capito che basta mettere una catena per ottenere una detrazione del 70-80% anche sulle piastrelle o i tramezzi, che col bonus ordinario sono scontati al 50%. In cinque anni e non in dieci, come gli altri bonus. Su un tetto di spesa di 96 mila euro è una detrazione che può arrivare a 15-16 mila euro l’anno. Quindi buona quasi solo per i ricchi, dato che lo sconto in fattura, con la cessione del credito fiscale all’impresa che fa i lavori, non viene accettato quasi da nessuno. O meglio, solo dalle imprese molto grandi, che hanno polmoni per scontare quel credito nel tempo, e che negli ultimi mesi stanno promuovendo il sismabonus dove ci sono i soldi.

Che poi quelle siano anche le zone teoricamente meno pericolose dal punto di vista sismico, è solo un dettaglio. L’importante è che giri l’impastatrice, che le imprese lavorino, che facciano Pil. E che quei soldi vengano spesi, perché ce li sconta l’Europa. La famosa flessibilità di bilancio, quei due o tre decimali di deficit in più all’anno, l’Italia la chiede e la ottiene proprio per far fronte al rischio sismico, al dissesto idrogeologico, alla messa in sicurezza del patrimonio edilizio. E’ una spesa autorizzata dalla Ue, quindi non pesa sui parametri di finanza pubblica, e il governo ha tutto l’interesse a farla.

Così, mentre si fanno tagli un po’ ovunque nel bilancio dello Stato, fioccano nuovi bonus casa, si stabilizzano e vengono rafforzati quelli esistenti. Il che va benissimo. Ogni ristrutturazione è utile, come lo è ogni accorgimento per risparmiare energia nelle abitazioni, ed hanno una logica valida anche il rifacimento delle facciate ed il recupero del decoro urbano. Ma tutte queste cose non hanno niente a che vedere con la messa in sicurezza del patrimonio edilizio rispetto al rischio delle catastrofi naturali cui è esposto il Paese. Cioè il motivo per cui la Ue ci concede quella spesa pubblica “sotto la linea”.

La realtà è che nel rendiconto fatto ogni anno a Bruxelles per spiegare come abbiamo usato la flessibilità di bilancio, sotto la voce “terremoto” ci mettiamo finestre, parquet, vasche da bagno, bidet, zanzariere, marmi, tinteggiature, piastrelle, cucine, ringhiere, cappotti. Mentre gli interventi per l’effettivo miglioramento della sicurezza sismica degli edifici sono assolutamente trascurabili. La Ue può anche chiudere un occhio. Ma per tutti quelli che hanno a cuore la prevenzione questo suona come uno schiaffo.

Case, paesi e città in gran parte d’Italia sono estremamente vulnerabili. L’esposizione al rischio in alcune aree è enorme. Ogni due o tre anni forti terremoti ci presentano conti pesanti di vittime e danni materiali. Lo Stato spende 4 miliardi l’anno per riparare i danni causati dalle calamità naturali, ma per aiutare i cittadini a proteggersi dal rischio spende poche decine di milioni. Col sismabonus, che usano i ricchi in Lombardia, e la detrazione del 19% sull’assicurazione contro le calamità naturali, proibitiva in zona 1 e poco utile in termini di prevenzione.

Due strumenti (che non usa nessuno), senza una strategia, senza priorità, e senza obiettivi. Magari a Bruxelles ci credono, ma questo non è certo quel piano per difendere case e vite umane dal rischio sismico che ci servirebbe.
M. Sen.

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