Ricostruzione ferma, si indaga sugli sprechi. Anche la mappa sismica finisce nel mirino

Stiamo usando bene i fondi pubblici per la ricostruzione post sisma? L’enorme lentezza con cui tutto procede ha comportato uno spreco, e quindi un danno alle casse dello Stato, oltre che ai cittadini colpiti? La mappa di pericolosità sismica, che divide l’Italia in quattro zone con regole edilizie differenti, è adeguata? E dunque, stiamo ricostruendo le nostre case in modo sicuro?

Un faro sulla spesa

Qualche serio dubbio comincia ad affiorare non solo tra i terremotati, ma anche tra le autorità. E dopo tre anni dal sisma, la Corte dei Conti, cioè la magistratura che vigila sull’uso del bilancio dello Stato, ha acceso un faro. Tre anni durante i quali nessuno ha mai fatto luce su quante risorse siano state effettivamente spese per l’emergenza e la prima fase della ricostruzione pubblica.

La Corte dei Conti al lavoro

Nei giorni scorsi, senza troppo clamore, le procure della Corte dei Conti del Lazio e dell’Umbria hanno aperto due inchieste distinte, ma che hanno lo stesso oggetto: capire se i ritardi della ricostruzione hanno prodotto un danno all’erario (quindi alle casse dello Stato) e di chi sono, eventualmente, le responsabilità.

Chi rischia

Attenzione, però. Qui non si tratta di individuare “furbetti del Cas”, oppure gli occupanti abusivi delle Sae. Quelli sono affari della magistratura ordinaria. I magistrati “contabili” della Corte dei Conti sono interessati solo alla sfera pubblica, e dunque alle eventuali responsabilità di sindaci, assessori, governatori, i commissari di governo, gli amministratori delle imprese pubbliche.

Indagine a 360 gradi

I due procuratori, Andrea Lupi del Lazio e Rosa Francaviglia dell’Umbria (da pochissimo arrivata a Perugia), indagano a trecentosessanta gradi, basandosi anche sulle segnalazioni dei cittadini e sugli articoli di stampa. Vogliono capire perché è ancora quasi tutto fermo e, semmai, se sia colpa di qualcuno. Indagano, ad esempio, sulla mancata adozione dei piani di ricostruzione, l’omesso conferimento di incarichi tecnici, tutto quello che si doveva fare e non si sarebbe fatto, insomma.

Possibile audizione dei commissari

Nelle indagini le procure della Corte si avvalgono della Guardia di Finanza, e nelle prossime settimane potrebbero essere ascoltati anche alcuni personaggi chiave della ricostruzione. Come gli stessi Commissari straordinari di governo che si sono succeduti dal 2016 a oggi, Vasco Errani, Paola De Micheli e Piero Farabollini. Nel mirino della magistratura contabile, però, non c’è solo l’evidenza degli sprechi. L’inchiesta sembra puntare molto più a fondo, ed è forse qui che potrebbe produrre gli effetti più clamorosi.

Mappa sismica inadeguata?

Si indaga, infatti, anche sull’adeguatezza della mappa di pericolosità sismica, tema un po’ difficile e pure controverso nella stessa comunità scientifica, e sul quale vale la pena di spendere due parole per capire meglio. La mappa di base nazionale è messa a punto dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, e la sua ultima versione risale al 2003.

Divide l’Italia in quattro zone in base alla probabilità che in quelle aree, in un determinato arco di tempo, si verifichi un terremoto con un’accelerazione del suolo (quella che fa cadere le case) superiore a un certo valore. (Per chi vuole approfondire ancora un po’, qui c’è il riferimento al sito della Protezione Civile) La carta, in base ad una Ordinanza della Protezione Civile, è stata poi attuata dalle Regioni , e recepita nelle loro norme edilizie, attribuendo ciascun Comune a una delle quattro zone.

Cos’è la mappa di pericolosità

Il concetto chiave è la probabilità di un forte sisma (ma non il più forte) in un determinato luogo, e in un determinato periodo di tempo, stabilito in 475 anni (in sostanza con una probabilità inferiore al 10% in 50 anni) per le abitazioni civili, e molto più alto per quelle strategiche, un livello che in pratica equivale, stavolta, a quello del massimo sisma possibile.

Perchè entra nell’inchiesta

La mappa, e l’indice di pericolosità sismica, dettano dunque le regole per assicurare la stabilità delle costruzioni edilizie. Per farla semplice, in zona 1, la più pericolosa, gli edifici devono essere più resistenti di quelli in zona 4, perchè il rischio è maggiore, almeno sulla carta. Ma è un approccio che alcuni contestano. Nel terremoto del Centro Italia lo scuotimento del suolo è stato in alcuni casi superiore all’accelerazione attesa e indicata nella mappa. E dunque il rischio sarebbe stato sottostimato.

Questione aperta

Il dibattito scientifico tra i sostenitori dell’approccio probabilistico, e quelli che propongono un sistema deterministico, cioè una mappa che tenga conto del massimo terremoto possibile, e non della probabilità di un certo terremoto, è cominciato da tempo. A fine agosto lo ha riacceso un articolo di Fabrizio Gatti su L’Espresso, “Costruiamo ancora fidandoci di un modello che continua a sbagliare”. E subito, come potete leggere sul blog Terremoti e Grandi Rischi di Masimiliano Stucchi, ma cito anche le conclusioni di Aldo Piombino nel suo articolo sulla faglia di Paganica su ScienzeeDintorni, sono arrivate prese di posizione contrarie, o comunque diverse. La questione è comunque molto aperta. Un folto gruppo di geologi tra i quali Emanuele Tondi, dell’Università di Camerino, ha proposto la realizzazione di una mappa completamente diversa. E alcuni di loro hanno pure scritto una lettera alla Commissione Ambiente del Senato, finora inascoltata, per richiamare l’attenzione sul problema.

Presto la nuova mappa

La mappa di pericolosità sismica dell’Ingv, su cui è in atto un lavoro di revisione da anni, presto cambierà. Non si sa ancora come, ma è più che probabile (tanto per restare in argomento) che in certe parti del Paese quello che si sta costruendo (o ricostruendo) adesso, domani non sia più adeguato (potrebbe succedere anche il contrario, il che preoccupa certamente di meno in termini di protezione civile, ma allo stesso modo per i risvolti economici).

Magistrati contro scienziati

La mappa attuale, intanto, è entrata nel mirino della Corte dei Conti. E ancora una volta, sul terremoto, la magistratura apre un processo alla scienza, come era già successo all’Aquila, quando finì sotto accusa la Commissione Grandi Rischi, che può portare ovunque. L’unica differenza è che qui si parla di spreco di soldi pubblici e non di reati penali, ma non è un piccolo dettaglio.

La mappa e le NTC

Per anni, come detto, questa mappa di pericolosità sismica ha indirizzato tecnici, ingegneri, geometri nella messa a punto dei progetti edilizi. Per le abitazioni private le Norme Tecniche sulle Costruzioni che la recepiscono sono tutto sommato blande.

I parametri che devono essere rispettati sono “prestazionali”, e non “prescrittivi”. Di fatto il livello di sicurezza minima è molto elastico (può dipendere anche dalla forma della struttura). Quei parametri, invece, sono vincolanti per l’edilizia pubblica, e in particolare le strutture “strategiche” come ospedali, scuole, caserme.

La storia del piano scuole

Per esempio il piano per la messa in sicurezza delle scuole varato dopo il sisma di San Giuliano di Puglia del 2002, che sterminò una classe di adolescenti, è stato attuato proprio in funzione della pericolosità sismica. Per risparmiare, visto che per sistemarle tutte sarebbero serviti 8 miliardi, si decise che dovevano essere adeguate tutte le scuole in zona 1, la più rischiosa, e il 30% di quelle in zona 2.

Serve un nuovo sistema?

La spesa stimata scese così a 2 miliardi, anche se quella effettivamente realizzata, a diciassette anni dall’avvio del programma, è stata di circa 600 milioni. Solo una minima parte delle scuole in zona 1 è stata adeguata sismicamente. Ma anche se lo fossero state tutte, questo non avrebbe impedito alle scuole del Centro Italia di crollare nell’estate del 2016. Perché erano quasi tutte in zona 2. Forse, per garantire una reale sicurezza almeno alle strutture pubbliche vitali, servirebbe davvero un altro approccio.

Mario Sensini

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48 comments

  1. Carlo Fontana, Sulmona (AQ)

    Caro Sensini, parliamo della mappa.
    lascio agli addetti ai lavori (sismologi) i commenti sull’argomento. Sono ingegnere e sono saltato sulla sedia leggendo “Solo una minima parte delle scuole in zona 1 è stata adeguata sismicamente. Ma anche se lo fossero state tutte, questo non avrebbe impedito alle scuole del Centro Italia di crollare nell’estate del 2016”.
    Poichè questa affermazione viene usata “a dimostrazione” di una tesi, non crede che dovrebbe essere sostenuta da un minimo di evidenza? O è una sua personale opinione?.
    Cerco da anni un singolo edificio conforme a NTC che non abbia salvaguardato la vita degli occupanti, senza successo. Credo che lei possa permettersi queste certezze solo se è stato più fortunato di me.
    Attendo questo riscontro fattuale, necessario a rendere credibile tutto il resto.
    Grazie.

    • Mario Sensini

      Caro Fontana, grazie del commento. In effetti non si tratta di dimostrare niente. E’ solo per far capire in che modo l’attuale mappa sismica ha condizionato le scelte di sicurezza e prevenzione, che sono state anche e spesso politiche. Non voglio neanche dire che se si fosse attuato il piano scuola per intero, mettendole proprio tutte in sicurezza, non ci sarebbero stati danni, anche se penso che sarebbe stata comunque un’opera utile. Nel 2016 molte scuole in Centro Italia, in prevalenza in zona 2, hanno avuto guasti pesantissimi, ed è stato solo un caso che non ci siano state vittime. Poi non so se questi edifici rispettavano le NTC, come dovrebbe essere. Ma la dovremmo smettere di pensare al “minimo”. Abbiamo già sperimentato sulla nostra pelle il costo di questo atteggiamento.

      • Sensini, invece no, quello che lei afferma (ossia che edifici adeguati secondo le NTC sarebbero crollati lo stesso) non corrisponde al vero, e quindi, come giustamente nota Fontana, crolla invece la credibilità di tutto quello che lei ha scritto.

      • Mario Sensini

        Non ci siamo proprio capiti. Ho scritto che se anche fossero state adeguate sismicamente tutte le scuole in zona 1, come prevedeva il piano del 2002, non sarebbe servito granchè in Centro Italia, visto che quasi tutte le scuole danneggiate si trovano in zona 2. Le NTC poi dovrebbero essere rispettate da tutti gli edifici pubblici, scuole, ospedali, caserme, che siano in zona 1, 2 o 3. Ma visto come si sono ridotte queste strutture dopo il sisma 2016 c’è davvero da porsi qualche domanda. Grazie per l’attenzione, comunque.

  2. Carlo Fontana

    Certo, la prima domanda dovrebbe essere: gli edifici crollati o danneggiati erano conformi a NTC08? Mi risulta di no, fino alla prova contraria che chiedevo all’inizio. Quindi a crollare è solo la tesi frettolosa che ci sia un problema di NTC o addirittura di MPS sottostante. Se mi permette un paragone è come mettere in discussione la norma EURO6 perché c’è troppo inquinamento in una città in cui circolano solo EURO 0,1,2. Solo per dare un altro punto di vista, senza polemica. Saluti

    • Mario Sensini

      Il suo paragone è calzante ed efficace. Tuttavia qualcuno oggi mette in dubbio la bontà delle NTC o della stessa MPS, c’è un dibattito aperto e lo abbiamo registrato, esponendo le varie tesi. Se la discussione coinvolge anche i tecnici delle costruzioni è positivo, il vostro è un contributo imprescindibile. Converrà che sia comunque importante mantenere alta l’attenzione sulla sicurezza e la prevenzione dei rischi naturali. Ricambio i saluti

  3. Caro Sensini, ma dove l’ha letta quella definizione strampalata di mappa di pericolosità? Non crede che per fare informazione su una questione così delicata bisognerebbe quantomeno utilizzare delle definizioni corrette dei termini di base?

    • Mario Sensini

      ha certamente ragione Basili. Non sono un geologo, nè un ingegnere e le mie semplificazioni saranno senz’altro improprie, per questo ho rinviato anche al sito della protezione civile. la prego comunque di corregermi

      • Raccolgo volentieri il suo invito.
        Per prima cosa devo farle notare che lo stesso rinvio al sito della protezione civile è improprio. Infatti esso rimanda alla “classificazione sismica” che è uno strumento per utilizzare una mappa di pericolosità ma non è una mappa di pericolosità.

        Quelle che chiama semplificazioni, purtroppo, sono veri e propri errori.

        > Il concetto chiave è la probabilità di un forte sisma (ma non il più forte)

        No. Una mappa di pericolosità considera tutti i terremoti, dai più piccoli ai più grandi, compreso “il più forte” possibile.

        > in un determinato luogo,

        No. Dappertutto. Per ogni punto di una mappa di pericolosità sono considerati tutti i terremoti di una zona ben più ampia di quella sulla quale si vuole stimare la pericolosità.

        > e in un determinato periodo di tempo, stabilito in 475 anni

        Qui la frase sembra attribuire il tempo di 475 anni al terremoto, ovvero il cosiddetto “intervallo di ricorrenza”, cioè il tempo che trascorre mediamente tra l’accadimento di due terremoti della stessa dimensione. Invece nella mappa di pericolosità i 475 anni sono il cosiddetto “tempo di ritorno” che invece è legato al livello di scuotimento.

        > (in sostanza con una probabilità inferiore al 10% in 50 anni) per le abitazioni civili, e molto più alto per quelle strategiche, un livello che in pratica equivale, stavolta, a quello del massimo sisma possibile.

        Qui fa ancora confusione perché, se da un lato è vero che probabilità (10%), tempo di esposizione (50 anni) e tempo di ritorno (475 anni) sono legati tra loro, non è vero che nella pratica venga stabilito il tempo di ritorno. Piuttosto, l’opposto. Ovvero si parte da una probabilità di progetto e un tempo di esposizione e si trova il tempo di ritorno corrispondente, che, ripeto, non è l’intervallo di ricorrenza dei terremoti.

        Nel resto dell’articolo cita altre fonti critiche nei confronti della mappa di pericolosità. Non le ho guardate tutte ma quelle che conosco contengono sulla mappa di pericolosità affermazioni altrettanto strampalate. Leggendole mi immagino la sensazione che prova Roberto Burioni nel sentire in TV Romina Power che discetta di vaccini.

      • Grazie delle puntualizzazioni. Nell’articolo ho citato sia le critiche che le posizioni favorevoli all’attuale sistema. Io non sono un esperto del vostro settore, nè di vaccini. Ma Panza, Doglioni, Tondi, Stucchi, Pantosti, Galli, tra gli altri, mi sembra siano persone titolate a esprimersi sul problema.

      • Sensini, mi spiace contraddirla ancora. Capisco che lei non sia un esperto ma forse proprio per questo dovrebbe usare maggiore cautela. Scriva di cose che conosce meglio perché così fa solo tanta disinformazione.

        Diversi degli esperti che lei chiama in causa sono i sottoscrittori della “lettera alla Commissione Ambiente del Senato” che lei cita come elemento di dibattito nei confronti dell’approccio probabilistico. Ebbene, quella lettera parla della necessità di aggiornare la cartografia geologica di base come strumento per la microzonazione sismica e non ha nulla a che vedere con le eventuali critiche a una mappa di pericolosità.

      • Mario Sensini

        Abbia pazienza Basili, è lei che legge le cose in modo distorto. Al convegno di Camerino si parlò della necessità di una nuova mappa, il titolo dell’Ansa fu: “Unicam, nuova carta pericolosità sisma
        La proposta avanzata in un convegno a Camerino”. Alcuni dei partecipanti, poi, inviarono la lettera al Senato per chiedere la realizzazione di una Carta delle Faglie attive e capaci, aggiungendo testualmente, come senz’altro avrà letto, che questa “conterrebbe le informazioni necessarie per una valutazione più realistica della pericolosità sismica del territorio nazionale, permettendo quindi una più efficace riduzione del rischio sismico”. Mi pareva utile offrire ai miei concittadini terremotati qualche elemento utile di conoscenza sul problema, e segnalare che la questione della pericolosità sismica è aperta anche nella comunità scientifica. Immagino che a questo punto lei contesterà anche questa affermazione, ma pazienza.

      • Carlo Fontana

        A questo punto, da non addetto ai lavori, io sto con Basili 😉
        Chiedersi se gli strumenti che usiamo possano essere migliorati è legittimo e opportuno. Non perché abbiano causato danni, ma perché si sono aggiunte conoscenze o approcci prima non disponibili. Le case poi crollano solo perché sono “euro 0” o “euro 6” taroccate.
        Da ingegnere lascio questa rassicurazione: una casa conforme a NTC non è invulnerabile a quasiasi magnitudo, ma di certo salvaguarda la vita con danni ragionevoli.
        Saluti dalla faglia del Morrone (attiva e capace).

  4. Si, di pazienza ne ho e la contesto di nuovo. Lei confonde la carta delle faglie capaci, che serve a trattare il problema dello spostmento statico del terreno, con la mappa di pericolosità sismica, che tratta lo spostamento dinamico. La questione non è semplice da decifrare e non basta aver assistito a un convegno o aver letto una lettera scritta da un “esperto” per essere in grado di spiegarne ad altri il significato.

    • Mario Sensini

      Caro Basili, sarei molto imprudente oltre che presuntuoso se pretendessi di discutere con lei, che fa questo di mestiere, sulla natura delle faglie, le accelerazioni del suolo e quanto altro. Come non mi sognerei di discettare di ingegneria sismica con Fontana o Pinho. Il dibattito scientifico lo lascio agli scienziati. Mi rendo pure conto che di cose da chiarire tra di voi ne avete parecchie, e che forse è meglio farlo nel chiuso delle stanze di un convegno universitario o in inglese sulle pagine di una rivista scientifica, da Burioni a Burioni insomma. Noi giornalisti abbiamo un’altra funzione, lavoriamo per i lettori, che quasi sempre sono comuni cittadini. Dobbiamo dare notizie e dobbiamo spiegarle. Lo scopo dell’articolo era segnalare l’iniziativa della Corte dei Conti, che indaga anche sull’adeguatezza della mappa sismica, e far capire di cosa si tratta. Sono i magistrati che indagano, non io. E altri scienziati dicono la loro, pro o contro la mappa, non io. Io registro: questo è, e questo racconta l’articolo. Per inciso, sono gli autori della lettera al Senato che parlano delle FAC in relazione alla mappa, non io (citazione testuale nella risposta precedente, che evidentemente non ha letto bene).
      Concordo assolutamente con lei sul fatto che siano argomenti ostici. Al tempo stesso credo siano fondamentali per la prevenzione, che è quello che mi interessa da giornalista, da volontario di protezione civile e da terremotato e che dovrebbe interessare tutti i cittadini che pagano le tasse. Dovrebbe perchè come lei sa, la consapevolezza dei rischi in questo Paese è quasi inesistente. Se magari tutti facessimo un passo in più verso di loro, noi giornalisti e voi scienziati, se ci mettessimo entrambi un po’ più impegno per farci capire, forse sarebbe diverso. Buona giornata. A presto.

    • Carmine Lizza

      Quanta confusione sulle faglie attive a capaci e non solo! Ha mai sentito parlare di effetti di sorgente? Di come questi effetti possano essere modellati? E di attenuazione? E degli effetti di sito? O crede di poter modellare l’azione sismica partendo da 50km?

  5. Sostenere che il livello di scuotimento previsto dalla normativa tramite le mappe di pericolosità non influenza i crolli è falso.
    Al contrario, il livello di scuotimento previsto dalla normativa indirizza la costruzione dei nuovi edifici e il consolidamento di quelli esistenti.
    La storica e perdurante sottostima della pericolosità sismica in Italia ha orientato il modo di costruire e di legiferare, consentito di sottovalutare il problema, evitato che i nodi fossero affrontati per quello che sono. Di tale sottostima non sono responsabili gli ingegneri ma chi fa le mappe e/o stabilì che potessero esistere comuni “non sismici” a fronte di “comuni sismici”, con approcci pseudo-scientifici. Oggi, chi pretende di predire con 3 o 4 cifre gli scuotimenti con “periodo di ritorno” e altre barzellette del genere.

    Il “sisma bonus”, legge dello Stato, prevede sgravi fiscali ai proprietari di edifici che li adeguano o li migliorano tenendo presenti i livelli di scuotimento previsti dalla normativa, ovvero i valori di scuotimento previsti dalla mappa di pericolosità probabilistica. Se avvenissero livelli di scotimento superiori, i consolidamenti e gli adeguamenti sarebbero insufficienti. Infatti, è vero che le norme tecniche prevedono danneggiamenti, ma li prevedono abbattendo lo scuotimento massimo con un fattore che tiene conto della duttilità, a partire dai livelli di scuotimento previsti dalla norma. Quindi, se questi sono troppo bassi rispetto a quelli che si verificheranno , gli edifici subiranno danni maggiori di quelli compatibili con il mancato collasso e la salvaguardia della vita. In una parola: collasseranno e/o uccideranno. Una PGA 0.25 non è come 0.35. Gli effetti che provoca sono diversi.
    Diversamente andiamo tutti a casa, tanto i livelli di scuotimento non contano.

    Da sempre in Italia la pericolosità sismica è stata sottostimata. Le norme tecniche del 2008, che hanno formalmente introdotto la mappa probabilistica sulla base di quanto previsto dalla Ordinanza PCM 3274/2003, sono in questo riguardo sulla scia delle precedenti, nel senso che anche loro sottostimano la pericolosità. Solo, è molto più complicato per la gente e per i professionisti capire che si tratta di mappe sbagliate e troppo ottimistiche. Le mappe probabilistiche sottostimano in modo grave le azioni che possono colpire gli edifici, e non considerano le possibili ripetizioni a distanza di pochi anni, e sono basate su metodi da casinò o forse meglio da bisca. Nessuna delle regole probabilistiche usate si applica alla fisica della Terra. Nessuno dei modelli fisici sottintesi è stato validato sperimentalmente, al contrario, essi sono stati invalidati in tutto il mondo, non solo in Italia, ma di ciò i solerti fautori del probabilistico preferiscono non parlare. Non esiste un “ciclo sismico” e non esiste una legge di Gutenberg-Richter applicabile a scala locale estrapolando i risultati ottenuti per la sismicità debole. Se esiste sempre una certa “probabilità” che le mappe diano valori troppo bassi, esse non sbaglieranno mai. Oooops: non potevamo escluderlo. Ma questo non è quanto ci serve! Le probabilità “scelte dagli ingegneri” sono in realtà calcolate all’indietro per far tornare i conti: chi accetterebbe di vivere in, o di costruire un edificio, che in 50 anni ha la probabilità del 10% di NON proteggere, almeno stando ai calcoli, la vita degli occupanti? Il 10%? Se io mi costruisco una casa lo faccio magari per i miei figli e nipoti. 50 anni sono un battito d’ali, e nessun edificio viene abbattuto dopo 50 anni, e non serve essere Palazzo Vecchio. Ma chiaramente il “10%” è un numero inventato a tavolino, e nulla ha a che fare con le probabilità della vita di tutti i giorni, che i valorosi studiosi del probabilistico semplicemente non sono in grado di calcolare se non con giudizio soggettivo e basato, e questo è certo, su modelli invalidi.

    L’articolo di Gatti ha avuto il merito di sollevare un problema esistente. Se oggi spendiamo i soldi per adeguare o costruire gli edifici a valori di scuotimento calcolati con le regole del lotto, ed è esattamente così: non è una battuta, noi stiamo preparando i disastri di domani, esattamente come chi costruiva basandosi sul principio dei comuni “non sismici” negli anni ’70 stava preparando i disastri di oggi.

    Sottostimare la pericolosità rende il problema meno grave e consente di non affrontarlo mai (vedi sisma bonus). La gente crede che non gli capiterà mai anche a causa della introduzione di una terminologia che, oltre ad essere priva di basi scientifiche, è gravemente ingannevole per la popolazione, che non può comprendere le sottili amenità contenute nei metodi di legge, né il fatto che sono totalmente ed irrimediabilmente infondate. Consente allo Stato di non fare il proprio dovere, trasferendo la patata bollente alle future generazioni. Come hanno fatto negli anni ’50, ’60., ’70 ecc.

    Nel denunciare la erroneità delle mappe probabilistiche e la loro inadeguatezza stiamo facendo il nostro sacrosanto dovere, e speriamo che non sia un terremoto reale, e non “probabilistico” a darci ragione, più ancora di quanto non sia già avvenuto in passato, in Italia ed altrove.

    Paolo Rugarli
    Ingegnere Strutturista in Milano

    • Mario Sensini

      Caro Rugarli, grazie per l’attenzione e per il suo intervento. Finalmente si entra nel merito del problema

      • Invece no, non si entra per niente nel merito del problema, che invece riguarda il fatto che gran parte del patrimonio edilizio italiano è carente di resistenza sismica, ed andrebbe quindi rinforzato/adeguato usando i principi moderni di progettazione sismica. Ma per fare questo bisogna investire tempo e risorse, sia da parte del settore pubblico che da parte del privato, cosa che, per motivi che io non riesco proprio a capire, pochi hanno voglia di fare. Questo è il vero problema, ed è su questo che si dovrebbe scrivere e riscrivere a ripetizione, ossia sul fatto che il tasso di rinforzo/adeguamento sismico delle strutture esistenti (sia publiche che, sopratutto, private) continua ad essere troppo troppo basso..

      • La ragione per cui è troppo basso è che nessuno crede che sarà mai colpito da un terremoto, se non i poveri concittadini che sono stati colpiti (e ben poco si fa per informare delle brutte situazioni che durano a distanza di anni e anni dal sisma). A sua volta ciò dipende dal fatto che i terremoti avvengono sporadicamente, e che si è veicolata una descrizione del fenomeno del tutto sbagliata.

        In anni passati, facendo credere che ci fossero comuni “sismici” e “non sismici” (“non sismici” per conseguenza diciamo “logica” di quelli sismici).

        In anni recenti, facendo credere che si possano calcolare esattamente gli scuotimenti associati alle “probabilità” ed ai “periodi di ritorno”.

        Vorrei garbatamente insistere: il concetto di 475 anni di “periodo di ritorno” con l’aggiunta delle fantasmatiche 4 cifre dopo la virgola, fa credere ai più che i terremoti ritornino regolarmente, e che se ritornano ogni centinaia di anni il pericolo sia basso. Invece, per quanto ne sappiamo, in ogni luogo il terremoto può colpire in ogni istante.

        Non a caso anche il sisma bonus non sta riuscendo a convincere la gente a consolidare (nonostante i livelli di scuotimento di riferimento siano troppo ottimistici).

        Invece noi dobbiamo far capire alla popolazione che il rischio è reale e che bisogna al più presto fare qualcosa, in specie nelle zone ad alta pericolosità e con alta esposizione e vulnerabilità.
        Ma non ci riusciremo mai con i “periodi di ritorno”, le – terribili – “vite nominali restanti” (un vero inganno) e le “probabilità”.

        E abbiamo il dovere di dirlo, senza volerci ostinare a usare un modello infelice, inadatto e … sbagliato.

    • Non mi è chiaro quale sia l’alternativa alle mappe probabilistiche per poter classificare la pericolosità sismica di un territorio.
      E’ chiaro che essendo probabilistica c’è appunto una probabilità che arrivi una scossa più forte (quella non prevedibile) ma è normale che sia così e funziona così in tutti i campi della scienza. In medicina un farmaco viene messo in commercio anche se esiste una probabilità, ovviamente bassa, che possa uccidere il paziente. Non esiste il rischio zero o, per meglio dire, nel caso dei terremoti per arrivarci significherebbe adeguare tutti gli edifici ad un livello di scuotimento così elevato da dover demolire e ricostruire quasi tutta l’Italia comprese le chiese e i monumenti. Significa trasformare i nostri borghi storici in qualcosa di profondamente diverso. E’ evidente che questo è impossibile da realizzare (e non solo per motivi economici) per cui si deve necessariamente adottare un modello probabilistico. Si può discutere quale possa essere la probabilità accettabile, questo si, ma la certezza che tutti gli edifici non subiscano danni nei prossimi secoli per un terremoto di magnitudo elevata non è ottenibile.

    • Carmine lizza

      Capisco le modellazioni che sono necessarie in qualche modo per poter partire da un dato oggettivo ma spesso si ignora che la magnitudo è un parametro ingannevole, dà la sensazione che un evento complesso come un terremoto possa stare tutto in un numero, le cause della distruzione stanno in altro e non certamente nelle carte di pericolosità
      Gli effetti di un terremoto sono complessi, e se a questi aggiungiamo la complessità “italica” abbiamo detto tutto!

  6. Carlo Fontana, Sulmona (AQ)

    Io aspetto sempre che Rugarli dimostri le sue tesi con un caso reale di edificio conforme a NTC (ma anche a OPCM 3274) che ha subito danneggiamenti superiori a quelli di progetto in siti in cui la PGA (su roccia) ha ecceduto quella di progetto.
    Poi lo sappiamo tutti che il “fornitore” del modello di pericolosità ha consegnato 9 spettri per ogni sito (con 3 percentili ognuno) e che il “cliente” ha scelto di mettere in NTC il settimo al secondo percentile come minimo per la salvaguardia della vita. Confondere nel racconto fornitore e cliente attribuendo al lavoro del primo le conseguenze ipotizzate (ma non dimostrate) delle scelte del secondo mi lascia molto perplesso.

    • Se i livelli di scuotimento misurati sono a volte sensibilmente superiori a quelli che noi utilizziamo nei nostri calcoli, penso che non dobbiamo aspettare a contare i morti facendo assegnamento su quel quid in più che non riusciamo a quantificare ma che, sempre, esiste in più a proteggere le strutture ben fatte.

      Prevenire vuol dire agire prima che la gente muoia, non dopo.

      Quanto ai 9 spettri per ogni sito, con tre percentili ognuno, avendo molto letto e studiato, mi sento di dire che sono numeri totalmente inattendibili.

      • La progettazione sismica moderna, basata sul concetto della gerarchia delle resistenze, è stata sviluppata ed introdotta proprio per rendere le strutture “meno sensibili” all’entità dell’azione sismica.

        Una struttura progettata/adeguata in accordo con le NTC non dovrà crollare e mettere a rischio la vita dei suoi occupanti anche qualora dovesse essere soggetta a delle azioni sismiche più elevate di quelle di progetto. Si potrà danneggiare di più, ma non crollerà, visto che tal danno si dovrà concentrare su elementi non critici per la stabilità strutturale (ad es. le travi in un edifico intelaiato).

        Se un tal edificio dovesse crollare, allora è stato sbagliato il progetto, oppure la costruzione dell’edificio, oppure ancora la manutenzione del manufatto.

        Ripeto, un progettista/costruttore/gestore di un edificio progettato/adeguato in accordo con le moderne norme di progettazione sismica non si può tirare indietro in caso di crollo e dire che la colpa è di un’azione sismica più elevata rispetto a quella di progetto. No no, l’applicazione corrette delle norme preclude un scenario di tal tipo, quindi se un edificio nuovo/adeguato crolla, allora qualcuno ha sbagliato la progettazione/costruzione/manutenzione di esso.

  7. L’alternativa alle mappe probabilistiche esiste e sono le mappe neodeterministiche (NDSHA, prof. Panza e collaboratori Università di Trieste).
    Può leggere qui, se crede:

    https://www.epc.it/contenuti/validazione_sito.pdf (cap. 9, libera lettura)
    https://www.epc.it/contenuti/difendersi_terremoto_sito.pdf

    MCE è usato in diversi Paesi del mondo, inclusi gli USA per certe classi di problemi.

    Il rischio attuale è troppo alto e lo dimostra il fatto che a pochi anni dalla emissione delle mappe queste sono già state invalidate più volte. Lo dimostrano inoltre i casi in cui l’approccio probabilistico è stato invalidato all’estero (ex. Giappone). Inoltre, va sottolineato che il calcolo delle “probabilità” fatto dai metodi probabilistici è basato su ipotesi errate, sicuramente non verificate. Ovvero, è sicuro che i metodi probabilistici hanno importanti falle fisiche, geofisiche e statistiche (si legga ad esempio qui: https://www.stat.berkeley.edu/~stark/Preprints/611.pdf, “Making sense of earthquake forecasts is surprisingly difficult. In part, this is because the forecasts are based on a complicated mixture of geological maps, rules of thumb, expert opinion, physical models, stochastic models, numerical simulations, as well as geodetic, seismic, and paleoseismic data. Even the concept of probability is hard to define in this context.”).

    A ciò si aggiunge che tutta la terminologia e la “narrazione” dei metodi probabilistici fa credere che possano “calcolare” cose che in realtà non possono calcolare, addirittura mettendo in Gazzetta Ufficiale numeri con 4 cifre significative per lo scuotimento. Una cosa vergognosa. Concetti come “periodo di ritorno”, “vita nominale restante”, “probabilità” danno informazioni sbagliate alla popolazione che è indotta a credere che il rischio sia minore di quello che è. Spiegate alla Sig.ra Filomena e a suo marito Peppino che dire che un terremoto ha un “periodo di ritorno di 475 anni”, non vuol dire che ritorna come un autobus ogni 475 anni e che può arrivare oggi stesso. Eppure, il vergognoso concetto di “periodo di ritorno” è nel testo della legge di questo Stato.

    Per quanto riguarda gli edifici nuovi e i consolidamenti è bene che le Norme diano i valori di riferimento onesti, cercando di stimare il massimo terremoto credibile, in modo che la gente ed i professionisti siano informati (cosa che oggi si può fare anche se nessuno si sogna di stabilire con che fake-“probabilità” questo possa avvenire. Un conto è cercare di stimare quale massimo terremoto potrà avvenire, usando inviluppi, un conto è cercare di stabilire lo scuotimento che ha la probabilità “Y” in “N” anni di essere superato, e darlo con 4 cifre significative, in ogni luogo, per ogni Y e per ogni N! Si veda qui: https://www.researchgate.net/publication/335209081_Seismogenic_nodes_as_a_viable_alternative_to_seismogenic_zones_and_observed_seismicity_for_the_definition_of_seismic_hazard_at_regional_scale ). Non è vero che si dovrebbe trasformare tutto in un bunker (e comunque oggi quasi nulla viene consolidato). La modalità attuale di descrizione della pericolosità sismica sembra fatta apposta per mitigare la descrizione del problema, per renderlo meno grave. Il solo fatto che, come in un supermarket, uno si possa scegliere il terremoto di progetto a piacimento (influendo sulla “vita nominale” e sulla classe di importanza dell’edificio, Y ed N) non è condivisibile.

    I metodi probabilistici sono sbagliati. La gente deve essere informata di quello che può accadere, in modo che quando deciderà se spendere o no lo faccia sapendo cosa rischia. Anche i politici devono essere informati, in modo che, ad esempio prima di fare altri condoni ci pensino su due volte, e che magari disincentivino l’uso di valori di progetto o consolidamento troppo bassi. Lo Stato ha interesse a farlo. I privati hanno interesse ad essere informati.

    Le statistiche dei farmaci sono basate su esperimenti ripetibili ed applicati ad ampi campioni, con centinaia o migliaia di casi, nulla di tutto questo è disponibile, che so, per i forti terremoti a Torino o a Rieti (a volte non ce n’è nemmeno uno in mille anni!) Le “probabilità” del PSHA sono numeri privi di contatto con la realtà, sono invenzioni numeriche. Tutto PSHA è una invenzione priva di conforto e verifica sperimentale.

    • La questione è molto semplice: se si adotta un modello deterministico per cui si devono adeguare gli edifici alla massima scossa che può verificarsi in quella zona significa, ripeto, dover radere al suolo i nostri borghi e ricostruire edifici nuovi (e in molti casi non nello stesso luogo dov’erano i vecchi). Tralasciando il discorso economico, stiamo parlando di distruggere un patrimonio storico-culturale che tutto il mondo ci invidia, siamo disposti a farlo ?
      Lei parla di “massimo terremoto credibile” per quella data zona. Io le chiedo in che modo si dovrebbe determinare questo valore massimo. Chi oggi puo stabilire che ad esempio a Fiastra non potrà mai verificarsi un terremoto superiore ad una certa magnitudo ?
      Laddove la scienza non è in grado di capire i meccanismi che innescano un dato evento ne tantomeno è in grado di fare previsioni su quando e dove questo possa accadare, i metodi probabilistici sono gli unici adottabili, c’è poco da fare. Nel caso dei terremoti hanno sicuramente anche il grosso difetto che i dati storici sono molto limitati perchè in geologia si ragiona sui millenni e noi abbiamo dati scientifici attendibili da poche decine di anni. In futuro si avranno più informazioni e le carte saranno più attendibili sempre però con il limite che si parla di probabilità che un evento accada in un certo intervallo di tempo per cui può accadere domani o fra 400 anni.
      Tutto questo va sicuramente spiegato alla popolazione che può scegliere se adeguare la propria abitazione secondo le norme vigenti e accettare un rischio che ci sarà sempre o abbandonare il proprio paese per trasferirsi in un luogo assolutamente sicuro (sempre che questo esista).
      La politica deve invece fare delle scelte pragmatiche ed è secondo me corretto che si classifichino gli edifici in base alla loro importanza strategica.
      Ovviamente la legge non vieta al privato cittadino di adeguare, a sue spese, la propria abitazione per un valore di accelerazione massima al suolo molto superiore a quella prevista dalla normativa se questo lo fa stare più tranquillo.

      • I nostri borghi storici consolidati ai valori attuali di legge possono anche essere consolidati a valori più alti. E comunque, la maggior parte dei nostri borghi ad oggi non è consolidata affatto.
        Il patrimonio più importante va salvaguardato, tenendo presenti i valori massimi, e ciò si può fare senza snaturare e senza radere al suolo, anche se siamo molto indietro con la ricerca dei metodi migliori e meno invasivi per farlo. Sono i terremoti che radono al suolo. Comunque, esistono anche le città densamente popolate con edifici in c.a. e non solo i borghi storici.
        I valori massimi possono essere stimati con vari tipi di indagine. Recentemente abbiamo scritto un lavoro che dimostra che l’utilizzo di certi fattori di sicurezza inviluppa 1000 anni di catalogo storico usato come set di “esperimenti” indipendenti (cerchI: Seimogenic Nodes as a Viable Alternative to Seismogenic Zones…. Rugarli, Vaccari e Panza). Vedrà quindi come sia possibile stimare MCE e verificare che le stime siano adeguate.
        Per quanto riguarda le “probabilità” di norma esse, lo ribadisco, sono fake, ovvero sono basate su metodi certamente errati e su giudizi soggettivi. Non si può decidere in base a loro. Non vanno confuse con le probabilità che si calcolano in altri campi, basate su estese messi di dati.
        Alla popolazione non è stato spiegato nulla. Al contrario, la popolazione è stata ingannata. Dire che consolidare a valori più bassi si può fare pur di considerare una “vita nominale restante” di 15 anni anziché 50, cosa è se non ingannare la popolazione?
        Tutta la terminologia attuale è ingannevole.
        Bisognerebbe mettere nella Norma i valori MCE, e disincentivare l’utilizzo di valori più bassi (tassazione diversa, incentivi diversi, indennizzi diversi ecc.).
        Invece si fa il contrario: si mettono in norma valori più bassi, e poi si dice che uno può usarne di più alti, ma, così facendo, non si informa correttamente. Ecco spiegato perché nessuno fa nulla e perché la popolazione non agisce.
        Ha mai visto PP (pubblcità progresso) che parlino di questi temi e che informino la popolazione? Ha mai visto che si spieghi quello che può succedere?
        Le scelte pragmatiche dei politici tradotte significano:

        “accettiamo il rischio che le costruzioni crollino se colpite da sismi più forti di quelli da noi stimati con metodi probabilistici, anche se vogliamo che questo sia meno frequente per le caserme e gli ospedali”.

        Non mi pare un modo corretto di agire, soprattutto perché la gente non sa nulla. Ci vorranno decenni per rimediare, ma più tardi cominciamo e peggio è. Informare correttamente vuol dire rendere più rapido questo processo, perché i privati provvederanno anche autonomamente.

  8. Non ho trovato il bottone “rispondi”. Cito quindi la risposta avuta e replico qui.

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    La progettazione sismica moderna, basata sul concetto della gerarchia delle resistenze, è stata sviluppata ed introdotta proprio per rendere le strutture “meno sensibili” all’entità dell’azione sismica.

    Una struttura progettata/adeguata in accordo con le NTC non dovrà crollare e mettere a rischio la vita dei suoi occupanti anche qualora dovesse essere soggetta a delle azioni sismiche più elevate di quelle di progetto. Si potrà danneggiare di più, ma non crollerà, visto che tal danno si dovrà concentrare su elementi non critici per la stabilità strutturale (ad es. le travi in un edifico intelaiato).

    Se un tal edificio dovesse crollare, allora è stato sbagliato il progetto, oppure la costruzione dell’edificio, oppure ancora la manutenzione del manufatto.

    Ripeto, un progettista/costruttore/gestore di un edificio progettato/adeguato in accordo con le moderne norme di progettazione sismica non si può tirare indietro in caso di crollo e dire che la colpa è di un’azione sismica più elevata rispetto a quella di progetto. No no, l’applicazione corrette delle norme preclude un scenario di tal tipo, quindi se un edificio nuovo/adeguato crolla, allora qualcuno ha sbagliato la progettazione/costruzione/manutenzione di esso.

    Rui Pinho

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    Dunque. Comincio col dire che dato che il Suo nome e cognome non sono frequenti, e dato che Lei parla di aspetti tecnici di ingegneria sismica, Lei deve essere proprio il Prof. Pinho, docente di ingegneria sismica a Pavia. Se Lei non è quel professore, La prego di precisare subito perché da ora in poi io assumerò che Lei sia il Professore, e non vorrei fare torto a una persona che non c’entra.

    Stabilito questo, il Suo messaggio mi lascia sgomento e mi rattrista profondamente. Infatti, quello che Lei ha scritto è irrimediabilmente e radicalmente sbagliato, cosa che ora mi accingerò a spiegare sia in termini semplici, in modo che la Sig.ra Filomena e suo marito Peppino possano capire, sia in termini più tecnici.

    Lei ha sostenuto che una struttura “progettata/adeguata in accordo con le NTC non dovrà crollare e mettere a rischio la vita dei suoi occupanti anche qualora dovesse essere soggetta a delle azioni sismiche più elevate di quelle di progetto”. Ma questa affermazione è totalmente sbagliata.

    Signora Filomena, il Prof. Pinho sostiene che se arriva un terremoto con massimo scuotimento 1, o se ne arriva uno con massimo scuotimento 2, o 3, o 10 alla lettera di quello che ha scritto il Professore, una struttura progettata/adeguata con NTC non crollerà. Le pare possibile? Se anche mettessimo l’edificio su una tavola a 20g (scuotimenti mostruosamente alti e irraggiunti a memoria d’uomo), secondo il Prof. Pinho non crolla. Palesemente falso secondo il senso comune e palesemente falso anche in termini tecnici. Inoltre, signora Filomena, Lei si immagini un po’: per quale motivo si sarebbero preoccupati, i normatori, di fornire quegli scuotimenti per vari “periodi di ritorno” (e con 4 cifre!), se alla fine una struttura progettata “secondo la gerarchia delle resistenze”, ovvero secondo le norme in vigore, non crollerebbe mai?

    Signora Filomena, Le vorrei anche dire, perché è giusto che Lei lo sappia, che se il Suo edificio nuovo per ipotesi crollasse dopo aver subito delle scosse molto più forti di quelle previste in progetto, ma fosse stato costruito secondo la norma, il progettista avrebbe vita facile nel dimostrare che non sarebbe stata colpa sua. Infatti, norma alla mano, le verifiche non sarebbero state soddisfatte mettendo al posto di 1, 2 (o 3 o 10). In tal caso si direbbe, cosa già sinistramente sentita, “le normative non erano adeguate” in merito ai massimi scuotimenti attesi.

    Vale la pena di ricordare che sono state misurate accelerazioni di molto superiori a quelle di norma,non un 5 o un 10%, e che le stime neo-deterministiche raffrontate a quelle probabilistiche danno talvolta variazioni del 100 o 200% o anche più.

    Venendo ora a una spiegazione più tecnica, la richiesta di dissipazione di energia aumenta con l’energia entrante, e tale dissipazione aggiuntiva richiede una duttilità suppletiva. Ma la duttilità erogabile dalle strutture non è infinita, è limitata a certi valori che le norme tecniche forniscono. Se “ag” è la peak ground acceleration, le azioni interne dipendono, in una analisi come quelle più frequentemente condotte, ovvero elastiche, da (ag / q) che è un moltiplicatotre diretto. Gli spostamenti invece dipendono da (ag x q), dove q è il fattore di struttura. Se ag ad esempio raddoppia, le verifiche di resistenza prescritte dalla norma non sono più soddisfatte, cosa che richiederebbe di aumentare q. Ma, aumentando q, aumenta lo spostamento e la domanda di duttilità (che già essendo aumentata ag potrebbero non essere soddisfatte a parità di q), e quindi ciò che viene messo a posto sul lato delle resistenze entrerebbe in crisi sul lato delle duttilità.
    Le NTC richiedono sia le verifiche di resistenza, sia quelle di duttilità, globale e locale. L’aumento della deformazione locale può portare a rottura sia per eccesso di deformazione, sia perché, come è noto, il numero di cicli che preludono alla rottura per fatica oligociclica dipende strettamente dalla escursione plastica, e quindi, ancora una volta, dalla domanda di duttilità e dallo spostamento. A livello globale, un eccesso di spostamento (spostamenti relativi di interpiano eccessivi) può non solo innescare l’esplosione dei tamponamenti, ma accrescere l’effetto P-delta portando la struttura a collasso. Quindi, se la PGA aumenta di un fattore 2, le verifiche (giustamente) non sarebbero soddisfatte, e la struttura sarebbe “autorizzata” a crollare, con buona pace del Prof. Pinho.

    Quanto al fatto che il danneggiamento delle travi non comporti problemi alle strutture, basterà ricordare il crollo della Casa dello Studente a l’Aquila, concausato dalla recisione delle travi operata da un parete taglia-fuoco mal posta. Certo, quella era una rottura fragile, ma non è che gli elementi duttili, se sovradeformati, non si rompano.

    E adesso, io Le dico, Prof. Pinho. Lei essendo un docente ha delle responsabilità. Se scrive delle cose così, Lei rischia di mal instradare colleghi e tecnici che si fidano di quello che scrive. Ora, umanamente, io penso che tutti sbagliamo, e io non mi sento di dare la croce addosso a una persona che magari, distrattamente o di fretta, può avere scritto una cosa sbagliata. La prego: rettifichi. Se invece conferma, allora dovrà assumersi la responsabilità di quello che ha scritto, ed io interpellerò il Consiglio Superiore, il mio Ordine, e se necessario il board dell’EC8, perché dato il ruolo apicale che Lei ricopre, è di assoluta necessità fare chiarezza onde evitare che siano date informazioni fuorvianti.

    Cordialmente

    Paolo Rugarli
    Ingegnere Strutturista in Milano

    • Si, confermo quanto ho scritto.

      • Carlo Fontana

        È arrivato Savonarola, stiamo a posto.
        Rugarli, le auguro di superare l’ossessione per le tre o quattro cifre decimali e di ottenere gli agognati pieni poteri di redazione esclusiva di MPS, NTC, Piani regolatori e Leggi Finanziarie.
        Nel frattempo, quando avrà finito con questo fiume di pseudo-erudizione sofistica, può dedicarsi a documentare almeno un caso reale di edificio a NTC crollato. Con 4 crateri e migliaia di edifici le probabilità sono a suo favore. Auguri.

        P.S. Ho chiesto a mio cugino Tonino perché non adegua la sua casa. Dice: “Sei pazzo? Con una vita residua di 12 anni ed un albero logico contenente rami affidati a giudizio esperto non se ne parla!”. Scherzo, in realtà non ha una lira.

      • Ok, approfondiremo senz’altro, e Lei si prenderà la responsabilità di aver sostenuto questa tesi, vera o falsa che sia.

        @Carlo Fontana
        E’ ancora troppo presto per vedere l’effetto delle NTC emanate nel 2008. Purtroppo, temo, lo vederemo nei prossimi anni. Auguri sinceri anche a Lei.

      • Si, certamente, le chiedo solo di tenere ben presente che le mie parole del 18 settembre seguono un suo commento del 17 settembre in cui parlava di variazioni di accelerazione da 0.25 a 0.35 g, ed in tal contesto confermo ancora tutto quello che ho scritto.

        Le accelerazioni di 20 g e cosi via le ha proposte successivamente lei, il 19 settembre, in un post cui l’ostilità personale trovo difficile da giustificare, ed a cui faccio quindi fatica a rispondere.

  9. Massimiliano Stucchi, Milano

    Intervengo con un po’ di scetticismo, solo perché Mario Sensini mi ha sollecitato e lo ringrazio di avere citato il mio blog. Scetticismo perché le discussioni scientifiche si fanno in altre sedi, e richiedono chilometri di argomentazioni per i non addetti. Ma cercare di spiegare ai non addetti è opera positiva.
    Lo scetticismo aumenta, tuttavia, quando vedo che il filo si perde, e quindi non si capisce bene di che cosa si discute; e soprattutto quando nelle discussioni irrompono persone che minacciano. A meno che non si punti a una audience di tipo televisivo, come quando si invita Sgarbi ad esempio, certi interventi minacciosi non dovrebbero, a mio avviso, essere pubblicati.

    Dunque, da qualche settimana è ripreso l’attacco alla “mappa di pericolosità sismica”; sport non nuovo, se non fosse che avviene nell’imminenza del rilascio del nuovo modello, e per il fatto che, come attraverso un articolo di L’Espresso, ispirato dal solito gruppetto, vengono utilizzate le peggiori menzogne. Di questo ho trattato in un post sul mio blog (https://terremotiegrandirischi.com/2019/08/27/la-colpa-e-dei-modelli-di-pericolosita-sismica-di-massimiliano-stucchi/), e invito chi ha bisogno di chiarimenti di lasciare una domanda lì, visto che non posso entrare in dettaglio qui. Mi piacerebbe solo sapere se Paolo Rugarli (ometto il titolo per semplicità) le condivide oppure se, ad esempio, ci volesse aiutare a capire come e perché sia crollata la scuola di San Giuliano di Puglia, visto che il crollo è avvenuto nel 2002, ovvero due anni prima del rilascio della mappa di pericolosità e ben 7 anni prima del rilascio delle NTC08.
    Ciò premesso, e in breve. Il modello di pericolosità MPS04 è compilato e disponibile per svariate probabilità di eccedenza in svariati intervalli di tempo, con un approccio probabilistico come espressamente richiesto da una legge dello Stato (Ordinanza PCM 3274 del 2003). Di periodi di ritorno di 475 anni ne parlano solo le barzellette oppure internet. NTC08 usano spettri di progetto e non valori di accelerazione di picco. Se NTC08 (e 18) usano gli spettri forniti da MPS04 relativi a una probabilità di superamento del 10% in 50 anni, invece che ne so del 2% in 100 anni, o altro, questo va chiesto a chi ha formulato le NTC08 e non a MPS04, che fornisce tutto quello che si vuole, incertezza epistemica compresa (che non è stata considerata da NTC08, by the way). E mi va di ricordare che i 4 spettri previsti dalla suddetta Ordinanza del 2003 (4 soli, uno per zona sismica, mentre ora ce ne sono più di 11.000), erano tutti complessivamente più severi di quelli attuali, e questo a molti ingegneri non piaceva.
    Sui confronti fra registrazioni di terremoti e spettri di progetto, e sulla inopportunità di essi, ho discusso nel blog.

    Ora mi chiedo: perché tutto questa animosità, quasi si volesse sostenere che, non appena le azioni sismiche superano quelle di progetto, un edificio costruito bene secondo le norme crolli immediatamente? E’ questo che si vuole sostenere? Come Carlo Fontana sono anche io ancora in attesa di un esempio, un solo esempio, di edificio costruito bene secondo le NTC08 e crollato. Questa sì che sarebbe una bella verifica sperimentale, caro Rugarli. Aspetto fiducioso la pistola fumante.

    E mi chiedo: perché non si vuole chiarire, una volta per tutte, che la normativa sismica stabilisce una azione minima di riferimento e non la massima? E cioè che nessuno vieta a nessuno di moltiplicare per due o per tre gli spettri di progetto (in aggiunta ai coefficienti di sito e di importanza, ovviamente), se progettista e proprietario vogliono propendere per una maggiore sicurezza, e ne hanno le risorse!
    Sono certo, ad esempio, che i sostenitori di NDSHA hanno rinforzato casa loro secondo le azioni previste da quel metodo: o mi sbaglio?

    Tornano ai crolli, sono viceversa a conoscenza di centinaia di edifici crollati perché costruiti male anche in zona sismica. Edifici che non sono stati costruiti seconde le buone regole, a dispetto di ottimi progetti, o che hanno subito manipolazioni anche strutturali sicuramente non lecite. Ne vogliamo parlare?

    Per concludere: a chi è veramente interessato alla sicurezza degli edifici consiglio di accettare il fatto che l’impatto della sismologia e della geologia sul problema è veramente minimo, rispetto a quello delle costruzioni, dei loro progetti e – soprattutto – delle loro realizzazioni e manutenzioni. Insomma, a guardare la luna e non il dito. E la luna – ovvero il vivo del problema, per dirla con Sensini – sono le costruzioni, quelle buone ma soprattutto le porcherie che – ahinoi – si vedono spesso solo dopo i terremoti. E qui mi fermo, perché ho paura di ricevere minacce anche io.

    • Mario Sensini

      Vorrei intanto ringraziarvi tutti per aver condiviso qui, su Sibilla Online, le vostre considerazioni sull’adeguatezza delle mappe sismiche. Mai avrei pensato di poter coinvolgere in questa discussione anche esperti di grande levatura. E al di là dei toni vivaci, che qualche volta ci stanno, credo che tutti i vostri interventi abbiano offerto un ottimo contributo ad una miglior comprensione dell’argomento.
      Sibilla Online è nata per dare informazioni di servizio ai cittadini terremotati del Centro Italia e il post sull’adeguatezza delle mappe sismiche è venuto fuori in questa logica, tra la cronaca e la necessità di approfondire un tema importante. Mi ha fatto grande piacere ospitare i vostri interventi, ma per i limiti stessi di Sibilla Online questi rischiano di restare una sorta di chiacchierata tra di noi. Sono invece convinto che questi temi siano fondamentali per la conoscenza e la consapevolezza dei rischi, e dunque per la prevenzione. Dunque mi riprometto, contando sul vostro implicito permesso, di scrivere presto un nuovo articolo sull’argomento, esponendo anche le vostre tesi. O, perchè no, di organizzare una specifica occasione di confronto. M. Sen.

      • Benvenuto il suo articolo futuro. Mi consenta però di dire che le mie tesi preferirei esporle io. Mi scusi la diffidenza, che ha origini antiche (i virgolettati). Grazie per l’ospitalità

      • Mario Sensini

        Hahahah. Sdrammatizziamo, questa è una buffa situazione tra un geologo che prova a fare il giornalista, e un giornalista che prova a fare il geologo…

    • Alcune necessarie precisazioni, anche se ormai i rispettivi punti di vista sono chiari.

      -1- Non ho mai minacciato nessuno. Minacciare qualcuno è un reato. Ho detto al prof. Pinho che si sarebbe assunto la responsabilità di quello che ha scritto, dopo averlo garbatamente pregato di rettificare alcune affermazioni che a me parevano, e paiono, gravi. Chiedere a una persona di assumersi la responsabilità di quello che scrive mi pare normale e anzi in certi casi doveroso. Ora, altri esperti diranno se quanto dice il prof. Pinho è condivisibile o no. Avevo ben chiarito, nel messaggio al quale il professore ha risposto, e poi ancora dopo, nel messaggio in cui l’ho pregato di rettificare, che si parlava di “scuotimenti misurati […] sensibilmente superiori a quelli che noi utilizziamo nei nostri calcoli” e che “sono state misurate accelerazioni di molto superiori a quelle di norma,non un 5 o un 10%, e che le stime neo-deterministiche raffrontate a quelle probabilistiche danno talvolta variazioni del 100 o 200% o anche più”. Quindi non, “non appena le azioni sismiche superano”. Si sta parlando di forti variazioni.

      -2- La discussione è utile. Se ha ragione il prof. Pinho, forti variazioni dello scuotimento al suolo rispetto a quello di progetto hanno scarsa influenza sul comportamento strutturale. Se ho ragione io ce lo hanno e come. Da qui, una cascata di conseguenze.

      -3- Conseguenza di questo fatto, che sarà determinato, lo confermo, chiedendo il parere di altri esperti, è che se i valori di progetto risultano sensibilmente più bassi di quelli misurati, allora le norme in certi casi non sono sicure. Che è la ragione per la quale si chiede la loro modifica. Prima che avvengano disastri, non dopo. Appunto perché in Italia si è sempre agito dopo i disastri, e non prima, sembra necessario ed utile muoversi questa volta prima e non dopo. Ho scritto infatti, che ci sono ragioni per ritenere che gli effetti della mappa probabilistica, a mio parere nefasti, si vedranno nei prossimi lustri perché ancora non c’è stato tempo. La “pistola fumante” di Massimiliano Stucchi sarebbero i morti. Ovvero i crolli causati dalle mappe probabilistiche. Io preferisco che si agisca prima, se, come penso, ci sono buoni motivi per farlo.

      -4- Di “periodi di ritorno di 475 anni” non parlano solo le barzellette o internet. Mi dispiace contraddire Massimiliano Stucchi. Ne parla la G.U. n. 29 del 4 febbraio 2008, in più parti, ed in specie, ma non solo, là dove si dice “per periodi di ritorno TR ricadenti in un intervallo di riferimento compreso almeno tra 30 e 2475 anni (sic)”. E nelle tabelle della GU ci sono “periodi di ritorno” di 30, 50, 72 (sic), 101 (sic), 140, 201 (sic), 475 (sic), 975 (sic) e 2475 (sic) anni. E la GU dice che “la pericolosità sismica di base” […] è fornita dai dati pubblicati sul sito “http://esse1.mi.INGV.it”.
      Ne parla anche il “Rapporto Conclusivo” datato aprile 2004, sulla “Redazione della Mappa di Pericolosità Sismica”, di cui fu coordinatore Massimiliano Stucchi, che dice a pag. 39 “i tassi relativi ai valori di Mwmax sono stati determinati scegliendo il valore inferiore tra il tasso calcolato da G-R e il tasso calcolato dagli intervalli di completezza, allo scopo di garantire che il periodo di ritorno associato a Mwmax sia superiore all’intervallo di completezza della classe”. In altre parti si parla di “periodo di ricorrenza”, che mi pare in italiano un sostanziale sinonimo.
      Quel rapporto io lo lessi con molta attenzione, e credo di essere uno dei pochi ingegneri strutturisti italiani ad averlo fatto (se altri lo leggessero forse in più sarebbero d’accordo). Anche da lì trassi la convinzione, non me ne voglia Massimiliano Stucchi, che i metodi probabilistici sono infondati.

      -5- Infine, se dovessi costruirmi una casa, lo farei usando NDSHA e non PSHA. Questo è certo.

      • Deduco, da quanto scrive Paolo Rugarli, che le accuse de L’Espresso non sono condivise, e questo è già qualcosa. Poi:
        Punto 1. Sui meccanismi di collasso al superamento delle azioni di progetto vorrei rimandare alla affermazione di un ingegnere affermato, che non nominerò per non fargli correre dei rischi. E’ su fb e sotto, in riposta a De Natale, riferisco. Segnalo però che per Norcia NDSHA prevede 0,4 g, mentre l’osservato è 0,8.
        Punto 3. Anche io lavoro per agire prima dei morti. Da 45 anni. Rivendico ad avere contribuito ad allargare le zone “sismiche” da 1/3dei Comuni Italiani (1984) al 100%. E questo, i colleghi mi insegnano, è molto importante, forse più della altezza degli spettri. Prendo nel contempo atto che non vi è ancora un esempio di edificio costruito a norma che sia crollato.
        Punto 4. Vero, allora si parlava anche così. Ho scritto che ora non se ne parla più. Il “periodo di ritorno” di Mwmax è però cosa diversa dai 475 anni, che si riferivano allo scuotimento. Comunque, se la comunità ingegneristica vuole 10% in 50 anni sono affari suoi: MPS04 offre anche probabilità di superamento talmente basse, in intervalli talmente lunghi, che le azioni risultano molto più elevate di quelle di NDSHA. Basta sceglierle. Se poi qualcuno ritiene certi metodi scientifici”infondati”, non ha che da scrivere papers. Come in tutti i casi scientifici, qualcuno è d’accordo, qualcuno no. Ma – insisto – gli edifici li fate voi ingegneri, non noi sismologi.
        Punto 5. Mi faccia sapere un esempio: lo pubblichi per favore. Grazie

      • L’Espresso non ha mai scritto che la scuola Di San Giuliano è crollata a causa del probabilistico, cerchi di essere equo. Ha scritto che da sempre in Italia si cambiano le cose dopo i crolli, come ad esempio avvenne con il crollo della scuola di San Giuliano.

        “Dovrà comunque correggere gli errori smascherati dagli ultimi disastri: come puntualmente accade in Italia dal terremoto di San Giuliano”.
        E’ un concetto obiettivamente diverso. Credo che Gatti volesse dire che in Italia si aspetta sempre che le tragedie rendano evidenti gli errori. Questo voleva dire.

        E che il sistema sia questo è mi pare confermato dal fatto che più d’uno qui (anche Lei) ha chiesto che ci sia la prova dei crolli (ovviamente dando per scontato che tali crolli a causa del probabilistico non ci saranno mai, ma questo vuole solo dire che vi è una fiducia molto alta, non che questi crolli non avverranno).

        Il fatto che “si parlasse così” (di “periodo di ritorno”) , non ha aiutato a far capire alla gente cosa veramente possa succedere e che possa succedere in ogni istante. Mi creda.

        I paper sono stati scritti a decine.

        Per quanto riguarda esempi di uso di NDSHA, ad esempio la provincia di Trieste lo ha usato per le Scuole, il MiBACT per la Biblioteca Marciana a Venezia ecc.. Se leggerà il libro di Panza e Peresan, troverà i riferimenti.

  10. Giuseppe De Natale

    Se posso permettermi, allego questa pubblicazione recente, che mostra almeno un caso (Ischia, 2017) in cui le accelerazioni registrate sono state molto maggiori di quelle ‘attese’ (parlo ovviamente anche di ‘spettri di accelerazione attesi’, in senso probabilistico, s’intende: perchè, quando si parla di probabilità, anche accelerazioni tendenti all’infinito hanno probabilità non nulla). E per un terremoto sicuramente molto minore di quello massimo avvenuto nel 1883. Quindi, gli edifici di Casamicciola alta, se anche fossero stati perfettamente a norma, avrebbero potuto collassare ugualmente: perchè l’accelerazione effettiva (in una vasta banda di frequenze), sia orizzontale che verticale, è stata molto più forte di quella prescritta dalla normativa; e non credo che valga argomentare che un edificio possa comunque non collassare anche con accelerazione significativamente maggiore di quella di progetto, altrimenti sarebbe inutile anche l’accelerazione di progetto. E, se domani avvenisse un terremoto simile a quello del 1883, lo stesso lavoro prevede scenari (vittime) abbastanza raccapriccianti (perchè per questi terremoti vulcano-tettonici, i cosiddetti ‘periodi di ritorno’ sembra possano essere anche di qualche anno). Io non voglio qui neanche affacciarmi su annose polemiche (e fortunatamente per tutti si potrà sempre argomentare che questo è soltanto un ‘caso particolare’), perchè già alla fine degli anni ’80 decisi di chiudere con il capitolo ‘pericolosità’ (e con le riunioni in ambito GNDT) e dedicarmi principalmente ai vulcani (dopo aver lavorato parecchio sui terremoti tettonici). Mi limito appunto a portare nella discussione questo modesto contributo scientifico, basato più che altro su semplici ‘osservazioni’, però abbastanza ‘eclatanti’. Per il resto, Carmine Lizza parla giustamente di ‘effetti di sorgente’, perchè sa bene che le tragedie (che da sismologo mi colpiscono ogni volta facendomi sentire un enorme senso di inutilità) sono dovute al fatto, tutt’altro che comune in altri paesi avanzati, che abbiamo in Italia un numero enorme di centri urbani, anche capoluoghi (e spesso di grande pregio storico-architettonico), esattamente sopra le faglie sismogenetiche. E questo, per chi mastica di sismologia, spiega molte cose; e dà anche un senso diverso a concetti come ‘sorgente puntiforme’, ‘effetti di amplificazione locale’, ‘microzonazione’, ‘leggi di attenuazione’, ecc. Io vorrei terminare questo intervento ricordando due cose, a mio avviso importanti: la prima è che fino alla fine degli anni ’80 la maggioranza degli geo-scienziati Italiani era convinta che, in Italia, le faglie visibili sul terreno non avessero praticamente alcuna relazione con le faglie sismogenetiche (la faglia Irpina, che difatti fu riconosciuta come responsabile del terremoto solo 4 anni dopo il sisma da due ricercatori di Cambridge malgrado diversi gruppi di Geologi Italiani l’avessero vista e descritta prima, determinò l’inizio di un radicale cambiamento di quelle convinzioni). La seconda cosa che vorrei evidenziare è che, dagli anni ’80, la sismologia (intesa nel senso più ampio possibile) ha fatto passi da gigante; Geologi e Geofisici Italiani hanno fatto un lavoro eccezionale, sia da un punto di vista del riconoscimento delle faglie tettoniche che da un punto di vista della capacità di modellare gli effetti dello scorrimento di faglie, anche estremamente complesse, in ampi intervalli di frequenza. La stessa mappa di pericolosità sismica Italiana, al di là di ogni possibile critica, resta un prodotto di grande importanza e qualità; e comunque un fondamentale punto di partenza. Può darsi, come qualcuno sembra affermare, che tutto questo lavoro e questa conoscenza non serva a molto per difenderci dai terremoti, perchè peserebbe pochissimo rispetto alle tecniche costruttive ‘generiche’. Io vengo da un’epoca in cui c’era invece grande fiducia: non solo nella possibilità di previsione degli effetti, ma addirittura nella futura possibilità di previsione dei terremoti. Oggi, con il progresso delle conoscenze geologiche e sismotettoniche, della sismologia e dei mezzi di calcolo, quella fiducia dovrebbe essere moltiplicata almeno per 100.

    Link: https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0013795219303461

    • Caro Pino, condivido molto della seconda parte del tuo intervento. Per quanto riguarda la prima, ricordando che le accelerazioni che contano sono quelle che interessano le caratteristiche degli edifici, ti copio qui un pezzo del commento di un ingegnere (in privato ti posso dire chi sia) all’articolo de L’espresso, che riguarda il tema del superamento delle azioni sismiche di progetto (su Ischia fai ovviamente una fuga in avanti, in quanto nessuna di quelle case erano costruite secondo le NTC08): “Per quanto detto, l’ingegneria strutturale prevede l’utilizzo di coefficienti (parziali) di sicurezza che – in sintesi estrema – comportano un margine di sicurezza pari a circa 3. Questo significa che azioni, modelli e resistenze previste in progetto possono essere sbagliati – complessivamente – fino al 300% prima di causare un crollo. Può sembrare assurdo, ma è questo quanto nel mondo si riesce oggi a fare. 4. Per quanto detto, quindi, la tesi che accelerazioni sismiche effettive alla base superiori a quelle convenzionali di progetto (di quanto: 10, 20 50%?) siano in qualche modo un problema che riguarda la sicurezza delle costruzioni è semplicemente ridicola.” Un saluto.

      • Ultima precisazione. I fattori parziali di materiale per l’acciaio sono pari a 1.05, 1.5 per il calcestruzzo armato (materiale più incerto dell’acciaio) e 1.15 per l’acciaio di armatura.

        Per i carichi permanenti 1.0 nelle combinazioni sismiche, 1xpsi (< 1) per i variabili. Le azioni sismiche non hanno alcun fattore parziale, (gamma,A = 1). Entrano quindi direttamente le azioni degli spettri senza ulteriori amplificazioni "di sicurezza" come ad esempio per il vento (1.5) o la neve (1.5) o i permanenti (1.35 ma nelle combinazioni non sismiche).

        L'ingegnere Le ha quindi riferito cose non esatte.

  11. Sensini, grazie dello spazio.
    Per dare evidenza del mio punto di vista vi allego il link alla mappa più severa tra quelle elaborate dal modello MPS04 attualmente in vigore. INGV l’ha fatta e resa disponibile e rappresenta (diciamo) il massimo atteso. Altri, nello scrivere le NTC, hanno deciso di non usarla per la salvaguardia della vita in strutture ordinarie.
    Confrontiamola con quella nell’articolo, forse vale la pena.
    Saluti e grazie ancora.
    https://drive.google.com/file/d/1YjcERYOACTxClgC_oiKQmT3S0qH83jI9/view?usp=sharing

  12. Anche io non trovo il bottone “rispondi”. Noto tuttavia che Paolo Rugarli si arroga anche il diritto di dire che cosa volesse dire il giornalista dell’Espresso (toh). Dica allora lei, con chiarezza, visto che il giornalista non lo dice, quali sono nel caso di San Giuliano di Puglia “gli errori smascherati dagli ultimi disastri”. Sfido chiunque a non collegare questa frase a quelle che vengono prima, e dopo, quando invece in questo caso – come in molti altri – gli unici errori da denunciare sono quelli di progettazione e costruzione. Ne vogliamo finalmente parlare?
    Secondo: si astenga per favore dall’interpretarmi. Io non ho mai detto che gli edifici non crolleranno a causa o per merito del probabilistico; dico che non crolleranno se sono costruiti bene secondo le norme, questione che lei, come molti colleghi suoi, trascura per parlare invece delle azioni di progetto.
    Terzo: modello di pericolosità e normativa non sono scritti per far capire “alla gente” ma alle persone competenti, come lei, che hanno capito benissimo. Lei è liberissimo di non credere alla statistica del mezzo pollo mangiato da due persone; faccia la sua guerra santa ai suoi colleghi ingegneri che questo hanno richiesto a noi sismologi, che facciamo il nostro mestiere al meglio, come testimoniato da tutte le review che il modello ha avuto in campo internazionale. Non le è consentito, e non le dovrebbe esserlo nemmeno dalla comune deontologia, sfottere come ha fatto più sopra. E si ricordi che noi non parliamo di solo papers, ma di leggi dello Stato; cosa che NDSHA non è.
    Quarto: riferirò all’ingegnere che lei, in quanto depositario della verità deterministica, sostiene che si sbaglia. Gli dirò anche di stare in campana, visti i rischi che corre, annunciati più sopra. E si ricordi che sì, lei ha minacciato, e senza titolo; aspetto di vedere che lei faccia altrettanto nei confronti dei suoi colleghi che hanno progettato e costruito emerite porcherie che hanno causato vittime, mentre gli opinionisti cercano, opportunamente imbeccati, di dare la colpa ai modelli di pericolosità “che hanno sottostimato i pericoli sismici”. Infine, che lei non ha nessun titolo – nessuno – di dire a nessuno che si deve prendere le proprie responsabilità, in quanto chiunque scrive se le prende già, senza le sue esortazioni.

    • Primo: basta leggere quello che ha scritto l’Espresso per capire che non è quello che Lei gli ha attribuito. Non servono grandi interpretazioni. Dopo San Giuliano, comune non incluso tra quelli sismici (mentre comuni a pochi km, sì), fu emanata in gran fretta la OPCM 3274/2003, che cambiava tutto. Tale decisione presa a livello politico, precedette di molto le risultanze processuali. E comunque, in quella occasione, si vide con un evento sismico non “previsto” dalla normativa in vigore all’epoca, che la assenza di prova non era prova della assenza. La metodologia seguita per anni fu quella di stilare elenchi sulla base degli eventi precedenti, ma questo non era corretto e non era sicuro. Una cosa che certamente da anni si faceva notare, senza che le norme fossero cambiate. Ci volle il crollo per convincere ad un rapido cambiamento (assai opportuno là dove di fatto tutto il territorio fu finalmente dichiarato sismico).

      Secondo: non interpreto nulla. Le azioni di progetto sono fondamentali per determinare la sicurezza. Certo, il Prof. Pinho ha sostenuto che “una struttura progettata/adeguata in accordo con le NTC non dovrà crollare e mettere a rischio la vita dei suoi occupanti anche qualora dovesse essere soggetta a delle azioni sismiche più elevate di quelle di progetto. Si potrà danneggiare di più, ma non crollerà”. Se questo fosse vero, però, non avremmo di fatto bisogno di stime di pericolosità sismica. Comunque, a mio parere non è vero.

      Terzo: le normative tecniche sono usate in Italia da decine di migliaia di persone. Archietti, geometri, amministratori, ingegneri chimici, meccanici, idraulici, ergotecnici, elettrotecnici e altre varie specie, che si sono riconvertiti alla ingegneria delle strutture, talvolta con esiti di dubbia efficacia (e su questo ho scritto altrove). Non si può chiedere a tutte queste persone di comprendere le astruse metodologie di legge in merito alla pericolosità sismica, né il “background” bello o brutto che sia. Se uno legge “periodi di ritorno di 201 anni” sul testo della Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, è indotto in errore. La storia del mezzo pollo applicata ai terremoti, dà i brividi. Come danno i brividi i pesi 60/40 o 40/60 ripetuti più volte ed applicati alle 16 mappe che mediate danno la mappa di legge, con i pesi finali a 3 o 4 cifre (“7.92”, “11.88”, fig. 48 pag. 49 Rapporto Conclusivo citato).
      Non so con che accezione usi il termine “sfottere”, se per intendere “prendere in giro” o se per intendere “provocare”. Ma non faccio nessuna delle due cose. A meno che per lei esprimere opinioni documentate sia “sfottere”.
      Il fatto che PSHA sia legge dello Stato è appunto il motivo per cui si discute. Se fosse una mera opinione nessuno avrebbe nulla da eccepire. Il fatto che edifici costruiti 50, 100 o 200 anni fa, e non modificati o consolidati né ora né sino a un sisma distruttivo, potranno crollare indipendentemente dalla normativa è ovvio, ed è un problema enorme. Si discute come cambiare la normativa pensando a come spendere i soldi in futuro, per costruire nuove case, e per consolidare quelle esistenti, come molto opportunamente si è chiesto Sensini all’inizio di questo post: “Stiamo usando bene i fondi pubblici per la ricostruzione post sisma?”. Ovvero i discute di come spendere i soldi pubblici e privati nel migliore dei modi. Comunque, molti edifici in calcestruzzo armato sono vulnerabili perché all’epoca in cui sono stati costruiti la normativa non prevedeva azioni orizzontali significative in moltissimi comuni italiani. Dire che è colpa degli ingegneri di allora mi pare troppo semplice.

      Quarto: ribadisco che io non ho minacciato nessuno. Sarà chiesto il parere di altri esperti per vedere se quanto ha detto il prof. Pinho sia vero o no. Se lo è, sarà una notizia-botto per migliaia di operatori del settore. Ed inoltre, se lo è, automaticamente la parte sismica delle norme in vigore dovrà essere cambiata, dato che, sulla base di 212 pagine di numeri fittamente incolonnati, pubblicate nella G.U. citata, siamo costretti a usare diversi valori di ag per SLD, SLO, SLV, SLC, e per di più a interpolarne i valori su una maglia di 5 km e rotti, una cosa che si commenta da sé (la distillazione del nulla).
      E quanto al fatto che non avrei nessun titolo per dire di prendersi la responsabilità di dire certe cose (dopo aver pregato, e dico pregato di rettificarle), respingo l’accusa direttamente al mittente. Mi occupo di meccanica computazionale in ingegneria strutturale da 32 anni, ho personalmente e integralmente sviluppato codici di calcolo strutturale lineari e non lineari, statici e dinamici, usati in Italia e all’estero; a differenza di tanti, so bene di cosa si parla perché ho scritto software su questo; scritto 4 libri di ingegneria strutturale praticamente solo sul calcolo strutturale e sulla sua validazione, di cui due pubblicati da case editrici estere in inglese. Da anni, anni ed anni mi occupo solo di ingegneria strutturale, e di meccanica computazionale, e sono arcistufo di vedere la mia disciplina massacrata da figuranti ed orecchianti che dicono qualsiasi cosa in giornali, interviste, newsletter ed altro. Per quanto invece riguarda quello che ho visto qui, si è detto che “il periodo di ritorno di 475 anni c’è solo nelle barzellette o in internet” e invece c’è nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica e nel documento conclusivo del gruppo di lavoro da Lei coordinato. Si è detto che le NTC proteggono anche se le azioni di progetto sono fortemente superate, e si è detto che di certo se crolla qualcosa regolarmente fatto con NTC allora non sarà possibile che la colpa sia dell’eccesso di scuotimento rispetto ai valori di progetto, cosa per cui il progettista e il costruttore “non possono tirarsi indietro”. Infine, ciliegina sulla torta, si è detto che il coefficiente di sicurezza per i calcoli sismici è del 300% grazie all’esistenza di fattori parziali che nella combinazione sismica risulta siano pari ad uno.

      Non ho parole.

      • massimiliano stucchi

        Brevissimo commento. Sul punto 1 siamo così d’accordo che con altri colleghi l’abbiamo scritto a sfinire: anche sul perché quella zona non era “sismica”, cosa che nella sua ricostruzione non viene menzionata. Che però questo sia quanto riportato da L’Espresso, in un articolo in cui si parla di mappe sbagliate, non è vero nemmeno se lei ci prova. Sulle statistiche mi spiace, anche a me spesso non convincono, ma questo è quello che si fa in giro per il mondo e, soprattutto, quello che ci è stato chiesto di fare. Però estrarre – come fa lei – un particolare dall’insieme e commentarlo è proprio da …..giornalista, non se ne abbia a male: quando vorrà fare un dibattito serio, non dietro la tastiera, mi troverà sempre disponibile. Su tutto il resto, mi meraviglia il fatto che la sua sicurezza e la chiarezza che presume di avere non siano servite a fare accedere le sue tesi alle stanze dove le NTC sono state fatte e aggiornate. E, mi creda, sono anche io arcistufo di vedere il prodotto del mio lavoro massacrato da giornalisti “figuranti e orecchianti”, imbeccati da non addetti rancorosi. Mi stia bene.

  13. Neanche io ho parole. Questo spazio dovrebbe essere utilizzato come canale di comunicazione con i cittadini, spiegando in maniera semplice (quindi semplificata) concetti specialistici per supportare decisioni consapevoli.
    Questi interminabili minestroni ovviamente non hanno alcuna utilità per i lettori e testimoniano solo l’ego nozionistico di chi li esprime.
    Non sono nè un sismologo nè uno strutturista, quindi rappresento l’uditorio.

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