Il decreto: sì alle case mobili. Nulla su procedure e rilancio

Appena tre articoli, senza gran parte delle novità annunciate da giorni , ma con un sorprendente via libera alla costruzione di nuove case “mobili” nel cratere. Il testo del “decreto Catania” è quasi pronto, ma nella bozza all’esame degli uffici del governo, per quanto riguarda il sisma Centro Italia, non c’è il passaggio ai Comuni delle pratiche per il rimborso dei danni lievi alle case, non ci sono le semplificazioni burocratiche attese, né le misure per il rilancio dell’economia della zona.

Via libera alle case mobili

In compenso, “per scongiurare fenomeni di abbandono del territorio” spunta improvvisamente un permesso di edificazione di “strutture abitative amovibili” ovunque ci siano stati danni molto pesanti alle case. Potrebbe significare il via libera alla realizzazione di nuove costruzioni in deroga ai vincoli ambientali e paesaggistici. Una norma “shock”, che qualcuno aveva sollecitato in passato, ma che torna all’ordine del giorno quasi tre anni dopo il terremoto con la ricostruzione privata ferma al palo, e che suona come l’ammissione di una sconfitta.

Costruire ovunque

Nei Comuni dove la quota degli “edifici” inagibili con scheda “E” supera il 50% del costruito, si legge nella bozza del testo, “è consentita, previa autorizzazione comunale, l’installazione di strutture abitative temporanee ed amovibili, sul medesimo sito o altro terreno di proprietà ubicato nel territorio dello stesso comune con qualsiasi destinazione urbanistica o su terreno anche non di proprietà o su altro terreno su cui si vanti un diritto reale di godimento, dichiarato idoneo per tale finalità da apposito atto comunale”. La bozza fa riferimento agli “edifici” inagibili e non alle unità immobiliari, ma a occhio dovrebbe riguardare una ventina di comuni nelle Marche, tra i quali molti nel territorio del Parco Nazionale.

350 assunzioni nei Comuni

L’intenzione del governo sembra quella di lasciare al Parlamento il compito di rimpolpare il testo del decreto, che potrebbe andare in Consiglio dei ministri nel giro di quindici giorni, con le misure che erano state definite nelle scorse settimane. Nella bozza, ad esempio, manca la norma annunciata dal sottosegretario Vito Crimi per trasferire l’istruttoria sui danni lievi dagli Uffici Ricostruzione ai sindaci. Ma c’è lo stanziamento (12 milioni nel ’29 e 14 nel ’20) per le assunzioni di nuovo personale, 350 unità, nei comuni.

Nuove gare per imprese e professionisti

Il testo, allo stato attuale, prevede solo una parte delle misure di cui si è parlato nelle scorse settimane per accelerare gli appalti e la ricostruzione pubblica e privata. Un comma dell’articolo 19 prevede che gli incarichi per la progettazione e i servizi dei professionisti per le opere pubbliche di importo inferiore alla soglia comunitaria possano essere assegnati con procedura negoziata, al minor prezzo, e invitando cinque professionisti. Per i lavori stesso procedimento: tra i 150 mila euro e la soglia comunitaria si può andare con procedura negoziata e minor prezzo invitando 15 imprese, lo stesso meccanismo del sisma ’97.

Più soldi ai tecnici…

C’è anche una norma che aumenta dal 2 al 2,5% dell’importo dei lavori i compensi per i professionisti, destinando lo 0,5% aggiuntivo agli studi di risposta sismica locale, e un alleggerimento dei vincoli ai professionisti per l’assunzione degli incarichi nel comparto delle opere pubbliche.

… e altri 80 mila euro al Commissario

Si prevede, inoltre, che sulla base di una verifica semestrale dei risultati conseguiti possa essere assegnata al Commissario per la Ricostruzione, Piero Farabollini, e agli esperti di cui si avvale, una somma di 80 mila euro annui per “le spese di viaggio vitto e alloggio connesse all’espletamento delle sue attività”. (M. Sen.)

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