Lavoro nelle Sae, la Cgil spiega tutte le irregolarità

“Adesso i nodi della costruzione delle casette stanno venendo al pettine, abbiamo visto in che condizioni sono state consegnate, già dopo pochi mesi presentavano muffe, funghi e condensa. In due occasioni nel dicembre 2017 e nel maggio 2018, abbiamo messo al corrente la Regione Marche di questi problemi”. Con queste parole Daniel Taddei, segretario generale della Cgil di Macerata, e Massimo De Luca, segretario provinciale Fillea Cgil (insieme nella foto sopra), hanno annunciato gli ultimi sviluppi dei subappalti Sae, che hanno portato all’apertura di un’inchiesta da parte della Procura di Macerata ed alla recente delibera dell’Anac (Autorità nazionale anti corruzione), in cui si evidenziano la carenza di controlli, la mancata iscrizione di undici aziende sub-appaltatrici all’anagrafe antimafia, l’affidamento di un subappalto per la costruzione delle Sae da oltre 800 mila euro ad una ditta che non era in regola con il pagamento delle tasse, con la trasmissione degli atti alla Procura di Ancona.

Violato il capitolato

Taddei e De Luca hanno citato il capitolato Consip per l’affidamento della costruzione delle Sae, in cui si dice che i materiali da usare per la realizzazione devono essere stoccati lontano dal terreno ed al riparo dagli agenti atmosferici. In un allegato al capitolato di gara si legge, tra le prescrizioni di sicurezza una serie di misure per contrastare l’intrusione di insetti dall’esterno e funghi, raccomandando la perfetta tenuta, la copertura degli interstizi, griglie, sigillature, accorgimenti progettuali per evitare condensa. Tra la documentazione in possesso del sindacato, anche un prezzario praticato da una ditta che ha avuto il sub-appalto da Arcale, la Europa Srl, che ad esempio indica prezzi degli articoli pari alla metà di quelli di mercato. “Ci siamo rivolti a ditte sane, ci hanno detto che per questo tipo di lavori, non si possono scendere sotto certi prezzi. Nei subappalti si gioca al ribasso e a farne le spese sono i lavoratori e la collettività, visto che si impiegano soldi pubblici, in certi casi le lavorazioni costano la metà del normale”, hanno detto Taddei e De Luca. Intanto nei giorni scorsi si sono chiuse le indagini, a carico di un responsabile del cantiere di una ditta del Nord Italia, al quale vengono contestati i reati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, per aver reclutato una decina di persone in Romania, facendoli lavorare dodici ore al giorno e dormire in otto in una stanza, con pagamenti irregolari. “Stiamo attendendo il rinvio a giudizio – hanno detto i sindacalisti – il titolare dell’impresa non risulta coinvolto”. A titolo di esempio i sindacati hanno proposto, durante la conferenza stampa, la telefonata del dipendente di una delle ditte, che pur vedendosi riconosciute tutte le spettanze, dopo essersi rivolto alla Cgil, si sente rispondere “non ti possiamo tenere”. “Ci sono ancora 30 lavoratori, delle ditte Europa Srl e Gesti One, sulle quali Inps ed ispettorato del lavoro hanno concluso gli accertamenti, da noi seguiti, che devono ottenere le spettanze riconosciute – hanno concluso i sindacalisti – Arcale si è rifiutato di pagare, abbiamo chiesto di farlo alla Regione Marche”.

Niente certificato

Taddei e De Luca hanno poi ricostruito la vicenda della ditta Eni srl, che si era aggiudicata la messa in sicurezza della basilica di San Nicola a Tolentino e lavori all’ex albergo di Valfornace, per un importo di 250mila euro. “Non risulta, nell’anagrafe della ricostruzione post sisma in possesso della certificazione antimafia, pur avendo avanzato richiesta di iscrizione alla white list presso la prefettura di Caserta, in cui è tuttora in fase istruttoria”, hanno detto De Luca e Taddei. “Per fare i lavori ha presentato un’autocertificazione, in questa impresa risulta socio Salvatore Piccolo, fratello di Raffaele Piccolo, quest’ultimo sottoposto ad indagini e rinviato a giudizio nell’ambito del processo “The Queen”, con capi d’imputazione tra gli altri di turbativa d’asta e corruzione. Questa impresa – hanno proseguito i sindacalisti – teneva quattro lavoratori in un casolare non idoneo, abbiamo segnalato il caso all’ispettorato del lavoro. Abbiamo scritto ai comuni, Tolentino ci ha risposto siamo in attesa della risposta di Valfornace”. Taddei e De Luca hanno pubblicamente mostrato un documento dell’Ispettorato del lavoro, in cui questi dipendenti, dichiarano: “In realtà sia l’assunzione che la paga spettante, la sottoposizione a visita medica di idoneità alla mansione ed altre vicende amministrative e gestionali del rapporto di lavoro, erano tutte nella potestà di Piccolo Raffaele”. Un’altra ditta, Doge, “che ha montato i boiler ed all’epoca non era fornita di certificazione antimafia, deve pagare diverse migliaia di euro una struttura ricettiva del cratere, che ha fornito il servizio pasti, dopo lo smantellamento del campo base di Pieve Torina, da febbraio a maggio del 2018”.

Soluzioni possibili

“Abbiamo fornito tutta la documentazione di quanto sosteniamo da tempo – ha concluso Massimo De Luca della Fillea Cgil – è arrivato il momento che i soggetti che opereranno per la ricostruzione rispettino le regole del cantiere, per garantire sia la dignità del lavoro ai lavoratori, che opere eseguite a regola d’arte per i cittadini. Chiediamo in modo netto due regole, il Durc (documento di regolarità contributiva) di congruità che l’attuale commissario alla ricostruzione Piero Farabollini sembra mettere in dubbio ed il settimanale di cantiere, che consente di sapere chi opererà all’interno dei cantieri, che permetterebbero ai nuclei ispettivi, di migliorare il loro lavoro. Ringraziamo il prefetto di Macerata Iolanda Rolli per aver avviato il tavolo sui flussi di manodopera, per il controllo della ricostruzione. Servirebbero in futuro dei campi base, per alloggiare le migliaia di lavoratori che arriveranno nel cantiere più grande d’Europa, un modo virtuoso per rimettere in moto l’economia circolare dei centri colpiti, con i servizi mensa, guardiania, pulizie. Serve anche un incremento del personale, basti pensare che al servizio di prevenzione e sicurezza sul lavoro dell’Asur sono rimaste tre persone”. (M. Ora)

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