Fondi Ue: i dubbi sul passato, la spesa e le incognite future

Da Orizzonti della Marca, 24 febbraio 2019


Figuriamoci che cosa succederà quando si tratterà di finanziare la riqualificazione energetica e la messa in sicurezza sismica della mensa del Collegio della Studentessa di Urbino. Oppure la sede del nuovo Rettorato dell’Università Politecnica delle Marche ad Ancona. Anche questi, come le piste ciclabili dall’Adriatico verso l’interno, i mercatini di Natale a Pesaro e il Rossini Opera Festival, figurano tra i progetti da avviare usando la quota aggiuntiva di fondi strutturali messi a disposizione dalla Ue e dallo Stato dopo il terremoto. Risorse sul cui uso, almeno nelle Marche, si è aperta una polemica furibonda tra la Regione e i Comitati dei terremotati.
Questi ultimi sostengono che c’ è stata una vera e propria distrazione di soldi in qualche modo vincolati alla ricostruzione. La Regione si difende spiegando che le risorse aggiuntive finanziano interventi “integrati”, che non possono trovare compiuta attuazione solo all’interno del cratere, come il rilancio turistico, e la messa in sicurezza di strutture strategiche, anche fuori cratere.

Il tesoretto europeo

I fondi in questione ammontano a 248 milioni di euro, 124 dallo stato e altrettanti dalla Ue, e sono finiti in un nuovo Asse di spesa dei Fondi europei di sviluppo regionale a disposizione delle Marche, l’Asse 8. Suddiviso a sua volta in cinque o sei direttrici, come l’innovazione delle imprese, il rilancio del turismo, la sicurezza sismica, la mobilità. L’uso delle risorse è destinato “prioritariamente”, ma non è vincolato ai comuni del cratere, è esteso a quelli limitrofi e per alcune azioni a quelli  in zona sismica 1 e 2, cioè quasi tutti i comuni della Regione.

Come sono ripartiti i fondi

I 243 milioni delle Marche sono stati assegnati per quasi metà alla messa in sicurezza sismica e riqualificazione energetica di Università, collegi, ospedali, scuole, sedi comunali, del genio e della protezione civile a Camerino, Macerata, Ascoli, Fermo, ma anche Ancona, Pesaro, Urbino. Altri 100 milioni vanno alle imprese, essenzialmente per gli investimenti nella ricerca, nell’innovazione, e in misura minore a quelle che operano in campo sociale. Questo pacchetto di interventi per le imprese è stato definito dall’Istao, l’Istituto Olivetti di Ancona, ente privato, insieme all’Associazione dei comuni, delle provincie, i sindacati, le associazioni di categoria delle imprese, degli agricoltori, artigiani, commercianti, le Università. 
Nell’Asse 8 sono previsti ancora 13 milioni di euro per la mobilità sostenibile, cioè le piste ciclabili che dall’Adriatico portano verso l’interno, e appena 8 specifici per la prevenzione del rischio idrogeologico. E 24 milioni per la promozione del turismo, il programma che finanzia anche i mercatini di Pesaro, gli spot alla radio sulla Destinazione Marche, la corsa ciclistica Tirreno-Adriatica, che sfiorerà appena il cratere.

Cosa hanno fatto gli altri

Le altre regioni non hanno fatto diversamente. Dopo il sisma Lazio e Umbria hanno avuto 56 milioni a testa in più, l’Abruzzo 40. Umbria e Abruzzo hanno creato, come le Marche, un nuovo Asse di spesa nel Piano Operativo di utilizzo dei fondi Ue, il Lazio no. Nessuno ha vincolato l’uso di questi fondi ai soli comuni del cratere. In Umbria, come nelle Marche, metà della spesa se ne va per la riqualificazione energetica e la messa in sicurezza delle scuole e degli edifici strategici di tutta la regione. In Abruzzo, di fatto, solo 9 dei 40 milioni sono destinati in via esclusiva alla ventina di comuni del cratere. Nel Lazio si usa un altro sistema, ma anche qui solo parte dei fondi aggiuntivi è riservata alle zone colpite dal sisma: dei 5 milioni dell’ultimo bando per le imprese, un quarto è vincolato al territorio di Amatrice e Accumoli.

Tartufi sotto la voce sisma

Usare i fondi per il sisma per sponsorizzare una corsa ciclistica non è dunque illegale. Ma è discutibile, se non altro per motivi di trasparenza. Come sintetizza fin troppo elegantemente Antonio Tajani, presidente del Parlamento Europeo, è una “questione di opportunità politica”. Nel bilancio delle Marche e delle altre regioni non mancano certo i fondi per il terremoto. Il Rossini Opera Festival va avanti da molti anni senza finanziamenti straordinari, e mettere sotto la voce “sisma” il sostegno al tartufo di Acqualagna non è una grande idea.

Speso il 4% dei fondi

Senza creare inutili frizioni, arrampicandosi sugli specchi per fornire improbabili spiegazioni alla cittadinanza, si può mandare avanti sia la ricostruzione nell’Appennino devastato, che finanziare la mostra sui Montefeltro di Vittorio Sgarbi a Urbino. Ma serve un’accortezza nella gestione e un’attenzione alla comunicazione che anche in un momento grave come questo, ad Ancona, non ci sono. Il primo, soprattutto, sembra un problema serio. Dopo due anni dal terremoto, di quei 243 milioni arrivati da Roma e Bruxelles ne erano stati impegnati alla fine dell’anno scorso appena il 28%, e ne era stato speso solo il 4%. E anche in questo caso, consola poco sapere che l’Abruzzo ha fatto peggio di noi.

Occhio ai fondi 2020-2027

Sarebbe poi il caso, invece che guardare sempre indietro, di cominciare a mettere la testa sul futuro. A interessarsi, ad esempio, della programmazione dei fondi europei delle Marche per il periodo 2020-2027, che si sta già approntando. O di capire bene cosa ci sia dentro il Patto per lo Sviluppo proposto dalla Regione, che ne è dovrebbe rappresentare la cornice. E di farsi sentire in questa fase, per non trovarci domani a lamentare le scelte sbagliate del passato.

Mario Sensini

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