Farabollini chiude il giro. Ora servono le decisioni

Davanti a centocinquanta presenti, in rappresentanza di quasi altrettanti Comitati dei terremotati, il Commissario alla Ricostruzione, Piero Farabollini, nominato a metà ottobre, ha chiuso il giro delle “consultazioni”. Ha ascoltato i Governatori delle Regioni, i sindaci, i professionisti, gli Usr e adesso anche i cittadini. Il quadro delle cose da fare era già chiaro e lo è ancora di più. Il metodo per definirlo, alla fine, è condivisibile. Ora però servono le decisioni, e il coinvolgimento pieno del governo.

Niente più alibi

Non ci sono più tanti alibi per giustificare la paralisi e i terremotati, come ha potuto capire bene il Commissario mercoledì a Rieti, sono più che stanchi. L’incontro, dove ogni Comitato è stato invitato a dire la sua, si è risolto in uno mega sfogatoio collettivo. Chi ha presentato grandi problemi e chi minimi: non si sa cosa farà del faldone di proposte e di richieste con cui è tornato a casa,  ma di sicuro il Commissario ha potuto assaggiare l’umore pessimo, e con tendenza al peggioramento, della popolazione. 

Per far partire la ricostruzione servono semplificazioni amministrative, che si possono fare subito, e aggiustamenti normativi. Il Commissario non può farli direttamente perché servono delle leggi, come ha ricordato ieri, ma può orientare le istituzioni e il governo per il raggiungimento del suo obiettivo, la ricostruzione. A due anni e mezzo dal disastro e dopo tante promesse, anche in campagna elettorale, è arrivato il momento di cambiare passo.

Le cose da fare: gli Usr

Farabollini dice che la priorità è la velocità, e allora il primo problema concreto da risolvere è l’esiguità del personale degli Usr. Se, come presumibile dopo il decreto sulle difformità edilizie, si sbloccheranno le domande, gli Usr non saranno in grado di sopportare il carico di lavoro. Nelle Marche, oggi, ogni giorno entrano 50 pratiche e ne escono altrettante, ma ce ne sono già un migliaio in coda. Tra qualche mese gli Uffici rischiano di essere sommersi. Se le procedure e il personale restano questi, ci vorranno decenni per esaminarle. Questo è facile da capire, spaventa le persone, i tecnici, lo stesso personale degli Usr e crea sfiducia.

Il Commissario Farabollini

L’informazione

I cittadini del cratere sanno bene che la ricostruzione avrà tempi lunghi con questa impostazione. Ed hanno il bisogno essenziale, in attesa di riavere la casa, di avere quanto meno qualche certezza. Non si può arrivare tutte le volte a un giorno dalla scadenza di un termine per prorogarlo, lasciando le persone con l’angoscia. E’ anche una forma di rispetto nei confronti dei cittadini. Bisogna fare uno sforzo molto maggiore sull’informazione. Le ordinanze vanno fatte, ma poi vanno anche spiegate. Non c’è stata una sola conferenza stampa dell’ufficio del Commissario in due anni e mezzo. Un tentativo di coordinare i testi c’è stato, ma si è fermato a 30 ordinanze fa.

Il destino del Cas

Gli sfollati hanno bisogno di sapere cosa succederà del Contributo di autonoma sistemazione, quando e come verrà riformato, per quanto ancora sarà percepito. E’ un tema da Protezione Civile, ma il Cas lega l’emergenza alla ricostruzione, e finisce per condizionarla. Bisogna estirpare la sensazione di precarietà in cui vivono le famiglie degli sfollati. Le carenze nella costruzione e allestimento delle Sae,  stanno diventando un problema enorme. Possibile che lo Stato non riesca a dare una risposta, almeno a prendere una posizione chiara, su questo?

Suicidio economico?

Dopo tutto questo tempo è stato presentato il 10% delle domande di contributo attese. I nodi sono venuti al pettine, le leggi per rimediare sono state fatte. Un anno di tempo per l’esame di una pratica di danno lieve da 7-8 mila euro è una follia. I tecnici e gli stessi Usr hanno evidenziato i limiti alla normativa, alcuni dei quali finiscono ancor più follemente per  danneggiare l’economia locale. Che senso hanno le norme sul conflitto di interessi tra tecnici e imprese affidatarie dei lavori? Nelle piccole realtà locali o fai fuori uno, o fai fuori l’altro, o tutti e due, così i soldi finiscono altrove. Ha senso poi parlare di rilancio dell’economia locale e di piani di sviluppo?

La beffa dell’Isee

Un sostegno economico pubblico per il Centro Italia colpito dal terremoto è indispensabile. Oggi ci sono il Cas per gli sfollati, la cosiddetta “Zona Franca” per alcune imprese, la sospensione (non la cancellazione) di tributi e bollette. Insistere sulla creazione di un’area con fiscalità di vantaggio generalizzata è del tutto inutile perché la Ue non lo consente, sono anni che i governi ci provano e vengono respinti.Tra le proposte consegnate al Commissario c’è anche quella di istituire un Reddito di cratere. Può essere una soluzione, una declinazione del nuovo Reddito di Cittadinanza. Ma prima di tutto bisogna correggere l’anomalia assurda per la quale gli immobili inagibili per il sisma pesano come una casa nuova, se non come una seconda casa, ai fini del calcolo dell’Isee.

Unica possibilità, fallire

Non ci si pagano le tasse come l’Imu, non concorrono a formare reddito Irpef, ma le case crollate valgono come quelle nuove sull’indicatore che si usa per l’accesso a tutta una serie di benefici, dalle tasse universitarie all’esenzione del ticket sanitario. Non possono essere vendute, poi, se non dopo due anni dalla ricostruzione con il contributo. A meno che il proprietario non dichiari un fallimento, unico caso in cui la casa inagibile può essere ceduta con il diritto al contributo e non come un mucchio di sassi. 

Le priorità

La definizione delle priorità è un tema importante ma molto scivoloso. Non solo perché c’è già un arretrato corposo di domande. Si rischia di aprire una guerra tra poveri, pericolosissima, cercando di differenziare gli interventi per classi omogenee di comuni in base al grado di danno subito (in una bozza, poi sparita, si parlava anche del numero dei morti). Forse sarebbe meglio organizzare in modo diverso il lavoro degli Usr, suddividendoli virtualmente in ambiti più piccoli di quello provinciale attuale. Stabilire le priorità all’interno di un comune, o di un gruppo di comuni è senz’altro più semplice che non farlo dentro ad un unico calderone di domande. (M. Sen.)

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