Non c’è più un euro per il Cas, demolizioni e messa in sicurezza

Nelle Marche non ci sono più fondi per pagare il contributo mensile di autonoma sistemazione, che molti sfollati attendono già da mesi, né gli alberghi della costa che ne ospitano ancora mille,  né le demolizioni e i puntellamenti delle case nei centri storici colpiti dal sisma 2016. A certificare il blocco dei finanziamenti è una lettera del Servizio Protezione Civile della Regione Marche inviata nei giorni scorsi a tutti i Comuni, chiedendo loro di non autorizzare nuovi impegni di spesa.

Rubinetti chiusi

Le Marche hanno chiesto nuovi fondi al Dipartimento della Protezione Civile, che gestisce la contabilità dell’emergenza sisma, ma non ci sono ancora segnali di sblocco. La situazione è analoga nel Lazio, Umbria e Abruzzo, le altre regioni colpite dal sisma di due anni fa.  Lo stop ai fondi sembra dipendere dalle decisioni del governo, che in vista della Legge di Bilancio e della programmazione dei fondi per il 2019 pare abbia chiuso il rubinetto. 

Contatti interrotti col governo

“Sembra” perché lo stato delle comunicazioni tra il governo e le regioni è di fatto interrotto.  I quattro governatori hanno chiesto un incontro congiunto al premier, Giuseppe Conte, sin dal momento del suo insediamento a Palazzo Chigi, hanno reiterato la richiesta pochi giorni fa, ma al momento non hanno ancora avuto nessuna risposta. Né i governatori, che sono formalmente i suoi “vice”, sono riusciti a incontrare il nuovo Commissario alla Ricostruzione, Piero Farabollini, nominato dal governo circa una settimana fa, e che ha già fatto un’apparizione ad Accumoli con il vice premier Luigi Di Maio.

Stop a puntellamenti e demolizioni

A rischio, col blocco dei fondi, c’è il pagamento del Cas, cui hanno diritto circa 20 mila sfollati, e che per quasi tutti è in ritardo da luglio, ma anche la messa in sicurezza dei paesi devastati dal sisma. <Stante l’attuale indisponibilità di cassa> premette Davide Piccinini, direttore della Protezione Civile delle Marche  nella lettera, i soggetti attuatori, cioè comuni, diocesi e ora anche le università, <avranno cura di completare i rapporti contrattuali in essere… evitando la sottoscrizione di ulteriori obbligazioni al fine di scongiurare possibili problematiche erariali>. Già in altre occasioni c’è stato un ritardo con l’erogazione dei fondi alle regioni, che in alcuni casi hanno anticipato le somme del Cas, ma il flusso dei finanziamenti che si era stabilizzato ora si è interrotto.

Eccezioni solo per i beni culturali

<In un’ottica  di razionalizzazione della spesa> si legge ancora nella lettera della Regione, <riteniamo siano da portare a conclusione gli interventi di messa in sicurezza di cui alla Circolare del Dpc del 22/12/2016 già avviati e di evitare di avviarne ulteriori. Eccezioni possono essere fatte solo per i Comuni nelle zone epicentrali, esclusivamente per edifici e beni culturali ricadenti all’interno delle zone rossa perimetrate>.

E dopo il 31 dicembre?

Stante la scadenza dello stato di emergenza fissato attualmente al 31 dicembre 2018, la Regione ricorda che dopo il termine <potranno essere liquidati i soli interventi il cui affidamento è avvenuto entro tale data>. Nella stessa lettera Piccinini sollecita i Comuni ad <attivarsi per incentivare forme di assistenza economicamente più sostenibili> per i circa mille sfollati che sono ancora alloggiati negli hotel della costa marchigiana. Lo stato di emergenza verrà probabilmente prorogato, ma al momento non c’è certezza. Va detto, per chiarezza, che l’erogazione dei benefici come il Cas e l’usufrutto delle Sae sono legati solo formalmente alla vigenza dello stato di emergenza: a L’Aquila, dopo il suo termine, gli aiuti sono stati erogati ancora per molto tempo. 

Contratti appesi

Non è quella l’unica scadenza pressante. Dovrebbero essere infatti prorogati anche la struttura commissariale, oggi affidata a Farabollini, che altrimenti dovrebbe essere smantellata a fine anno, e soprattutto devono essere confermati i contratti di lavoro dei circa mille dipendenti a tempo determinato impegnati per la ricostruzione nei Comuni e negli Uffici speciali regionali.  

Spesi 652 milioni

Nei due anni dal terremoto del 2016 a oggi la Regione Marche ha speso 207 milioni di euro per le Sae, 195 per il Cas agli sfollati, 80 per l’ospitalità negli hotel, 70 per gli interventi di messa in sicurezza, 26 per agricoltori e allevatori, 27 per la gestione delle macerie, 9 per la messa in sicurezza dei beni culturali, 5 per la delocalizzazione delle attività produttive. Il totale della spesa della Regione con i fondi della Protezione Civile, in questo periodo, ammonta così a 652 milioni di euro. (m. sen.)

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