Ricostruzione, i sindaci chiedono norme differenziate

«Immediata revisione della normativa» sul terremoto e sulla ricostruzione. Lo chiedono 10 sindaci dei Comuni terremotati del Maceratese in una lettera inviata ai 24 parlamentari neo eletti o riconfermati nelle Marche e, per conoscenza, al Commissario per la ricostruzione Paola De Micheli e al vice commissario e presidente della Regione Luca Ceriscioli.

Dieci sindaci

La lettera è firmata dai primi cittadini di Bolognola Cristina Gentili, Camerino Gianluca Pasqui, Castelsantangelo sul Nera Mauro Falcucci, Fiastra Claudio Castelletti, Monte Cavallo Pietro Cecoli, Muccia Mario Baroni, Pieve Torina Alessandro Gentilucci, Serravalle di Chienti Gabriele Santamarianova, Valfornace Massimo Citracca e dal commissario straordinario di Ussita Mauro Passerotti. Non c’è il sindaco di Visso, Giuliano Pazzaglini, che figura tra i destinatari dato che è stato eletto senatore con la Lega.

La ricostruzione ferma

Troppo ampio il cratere – argomentano – con 138 Comuni che «non sono stati colpiti o danneggiati in eguale misura». Il risultato è costituito da «ritardi sulla messa in sicurezza, sul ripristino della viabilità comunale e interprovinciale, sul conferimento delle macerie, il rallentamento della ricostruzione leggera e pesante», «il rischio di «una ricostruzione a macchia di leopardo», «un elevato numero di improcedibilita’ delle domande di ricostruzione poiché la maggior parte delle difformità non sono sanabili», mentre la Zona Franca Urbana «non ha prodotto alcun aiuto concreto per i Comuni montani dell’Appennino».

Sanare gli abusi

I 10 sindaci chiedono l’immediata emanazione di nome correttive per individuare «almeno tre fasce di perimetro» distinguendo «Comuni catastroficamente colpiti, gravemente colpiti, lievemente colpiti», di estendere le norme regionali del Piano Casa anche alla sanatoria delle difformità edilizie e alle compatibilità paesaggistiche, di consentire a tutti l’installazione di manufatti temporanei a uso deposito, e ancora modifica della «norma salva Peppina» per «consentire la permanenza nelle strutture abitative o a uso deposito fino al ripristino dell’agibilità, un periodo di benefici ed esenzioni fiscali «non inferiore a almeno 15-20 anni», la semplificazione delle procedure burocratiche e dare più competenze ai sindaci.

Come in Irpinia

I primi cittadini paragonano «il dramma epocale che ha colpito l’Italia centrale» al terremoto dell’Irpinia per motivare con l’«eccezionalità del dramma» l’ampliamento delle azioni di deroga. «Deroghe e sanatorie specifiche» – insistono – che farebbero «accelerare la ricostruzione leggera e quella pesante» e portare addirittura a «una riduzione delle superfici preesistenti». (ansa)

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