Quattro pensili, un problema serio

“Sono caduti solo quattro pensili”. Le autorità, le istituzioni, cercano di sdrammatizzare, minimizzando la portata dei danni dell’ultima forte scossa di terremoto nelle Sae appena realizzate. E’ vero, i danni non sono un granché, ma non per questo quello che è successo è cosa meno seria. 

Abbiamo speso un miliardo di euro per acquistare le Sae, forse il doppio per installarle in ogni spazio che la montagna e il sottosuolo hanno lasciato disponibile nei nostri paesi martoriati. Poi si sono risparmiati pochi euro di tasselli per fissare i pensili alle pareti. Assicurare librerie, armadi e pensili alle pareti di casa è la prima regola di protezione civile che si insegna nelle scuole. La prima cosa da fare, come spiega la campagna Io Non Rischio, portata avanti ormai da qualche anno dalle associazioni di volontariato con la Presidenza del Consiglio nelle piazze di tutta Italia. 

Nelle Sae non l’hanno fatto. E i pensili sono caduti con una scossa che non era neanche tanto forte. Quell’area è capace di esprimere un terremoto molto, molto più forte. Come quello di ottobre 2016, per non andare tanto in là. Non venite a dirci, adesso, che quello che è accaduto è normale. Forse non è grave, è solo ridicolo. Ma non sono certo solo quattro mensole cadute. E’ la vittoria della sciatteria, dell’approssimazione, della forma sulla sostanza. La foto di questo Paese, se volete, dove arrivati a nove non si riesce mai a fare dieci.

Le Sae come struttura hanno tenuto, e ci mancherebbe. Ma dentro quelle casette nuove nuove, fatte per proteggere chi non vuole abbandonare questa terra, anche se insidiosa, adesso è entrata la paura. Proprio l’unica cosa che doveva restare fuori. Già la ricostruzione era ferma.  E se questo non è un danno… (M. Sen.)

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