Sanatoria abusi: una legge per duecento casette, e pure sbagliata

Duecento casi, più o meno. L’abusivismo “di necessità” nel cratere del sisma del Centro Italia sarebbe tutto qua. Secondo gli uffici del Commissario alla Ricostruzione gli abusi potenziali sarebbero poco più di cento, secondo le Regioni un po’ meno di trecento. Di certo non è un fenomeno di massa.  E se le cifre sono queste la sanatoria varata per legge dal Governo e dal Parlamento, sulla travolgente onda emotiva del caso Peppina, la nonnina di Fiastra che si era vista sequestrare la casetta, si conferma una scelta clamorosamente sbagliata. Fatta con la pancia e non con la testa.

Termini scaduti

Gentiloni, De Micheli e i Governatori

La finestra per regolarizzare gli abusi si è chiusa il 31 gennaio e non ci sono ancora dati ufficiali. Ma alla fine i casi concreti segnalati al Commissario dai Comuni sarebbero pochissimi. A prescindere dal fatto che la sanatoria era fatta male, con requisiti inappropriati per le strutture mobili e con termini temporali molto ristretti, come hanno lamentato alcuni Sindaci e i Comitati dei cittadini.

Una legge inutile?

Il dato che emerge è che le migliaia di casette abusive di cui si parlava fino a poche settimane fa (qualcuno ha parlato di 1.200 casette), oggi sarebbero ridotte a qualche decina. E di queste, per i vincoli rigidissimi imposti dalla norma, solo una parte sarebbe poi effettivamente sanabile. Nessuno, a quanto pare, ha studiato bene la situazione sul terreno prima di scrivere le regole. Sembra che ci si sia preoccupati solo di sedare l’indignazione popolare suscitata dal caso di Nonna Peppina, e la forte strumentalizzazione politica che ne è seguita. Era davvero un problema così grave e diffuso? Valeva la pena fare una legge per così pochi? E soprattutto farla così male, tanto da renderla inservibile anche a loro? 

Aspettando le elezioni

Il Commissario De Micheli

A livello politico c’è ormai piena consapevolezza dei limiti tecnici della sanatoria. Il danno però è fatto e non si può riparare fino all’arrivo del nuovo Parlamento. Deputati e i senatori che nella scorsa legislatura hanno lavorato più da vicino sui problemi della ricostruzione e che corrono per un nuovo mandato parlamentare, e lo stesso Commissario De Micheli, sono pronti a intervenire appena possibile. Cioè dopo le elezioni, se va bene.   

Ripartono i sequestri?

Ma ora che i termini per regolarizzare sono scaduti, tutte le case mobili, le mobilhouse e  i container che non sono potuti rientrare nella sanatoria (che imponeva ad esempio un’altezza minima dei locali, oltre al rispetto delle altre norme sanitarie e di quelle sismiche) sono di nuovo esposti alle iniziative della magistratura, che aveva iniziato a muoversi prima dell’intervento del governo. Ripartiranno i sequestri?  Chissà.

Legge “ad Peppinam”

La nonnina di San Martino di Fiastra, intanto, sembra sia riuscita a presentare in tempo la richiesta di sanatoria e il progetto con la domanda di contributo per la vecchia casa distrutta. La sua casetta di legno rispetterebbe tutti i requisiti. Buon per lei che potrà finalmente viverci, e per i pochissimi altri che beneficeranno della legge. Più che una legge “ad personam”, proprio una legge “ad Peppinam”. (M. Sen.)

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