Centri storici, risuscita la norma per salvarli senza perimetrare

E’ scritta in burocratese stretto, e ha pure il classico riferimento al comma sbagliato, per cui andrà corretta. Ma l’Ordinanza 46 del Commissario, appena uscita, contiene la chiave ricostruire i centri storici e rurali più danneggiati dal sisma esattamente com’erano. Con una perimetrazione “leggera”senza le procedure e le presunte lungaggini di quella “ordinaria”, che finora è stata effettivamente poco sfruttata da pochi comuni del Centro Italia.

Ricostruzione unitaria

In pratica, spiegano gli Uffici del Commissario a Sibilla Online, l’articolo 5 comma 14 della nuova Ordinanza riapre la possibilità per i sindaci di definire, a prescindere dalla perimetrazione vera e propria, gli aggregati edilizi (cioè i gruppi di case), da ricostruire un modo “unitario”. Ovvero con la costituzione di consorzi obbligatori tra i proprietari, e la possibilità per il Comune di subentrare a quelli che non volessero ricostruire. 

Il Comune subentra

Senza perimetrazione o senza consorzi obbligatori, ci sarebbe il rischio di creare dei “buchi” nel tessuto urbano, magari perché i proprietari non hanno interesse a ricostruire.  Per preservare le zone più pregevoli il Comune potrebbe invece subentrare al proprietario, ricostruire coi fondi pubblici e alla fine dei lavori offrirgli l’immobile in prelazione (il prezzo, secondo la legge, è la differenza tra il costo effettivo della ricostruzione e il contributo pubblico incassato dal Comune), o altrimenti cederlo all’asta.  

Comma sbagliato

L’articolo in questione è il numero 5 comma 14 della ordinanza 46 sulla ricostruzione privata. Il giro di norme e riferimenti legislativi è da incubo e ci si può risparmiare. Vale solo la pena notare che nella nuova Ordinanza si fa riferimento a un comma sbagliato, il 9 anziché l’8, dell’articolo 11 della legge sul terremoto (un classico, ormai), e che questa dovrà essere di nuovo modificata (sic!).

La sequenza dei cantieri

Ma il senso e l’interpretazione che danno gli Uffici del Commissario è chiara. E’ una norma che servirà ai Comuni, evitando le complicazioni dei Piani di Ricostruzione, per controllare e guidare il rifacimento delle aree urbane di maggior valore del loro territorio. La definizione degli aggregati consentirà ai Sindaci anche di regolare l’esecuzione dei lavori. Definendo non solo le caratteristiche che dovranno avere le case restaurate o da ricostruire, ma anche la sequenza dei cantieri, che nei centri storici o nelle piccole frazioni dovrà per forza essere regolata.

Aggregati edilizi

Ecco cosa dice l’articolo 11 comma 8 del decreto 189, che rivive grazie alla nuova Ordinanza. “I Comuni, sulla base della rilevazione dei danni prodotti dal sisma ai centri storici e ai nuclei urbani e rurali e delle caratteristiche tipologiche, architettoniche e paesaggistiche del tessuto edilizio, possono altresì (e dunque a prescindere dalla perimetrazione – ndr), con apposita deliberazione del Consiglio comunale, assunta entro il termine di  centocinquanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto (questo termine, assicurano gli Uffici, non c’è più – ndr)  e pubblicata sul sito istituzionale degli stessi, individuare gli aggregati edilizi da recuperare attraverso interventi unitari. In tali aggregati edilizi la progettazione deve tener conto delle possibili interazioni derivanti dalla contiguità strutturale con gli edifici adiacenti, secondo quanto previsto dalla vigente normativa tecnica per le costruzioni”.

Cosa può fare il Sindaco

Ricapitolando. Senza perimetrare, e quindi senza tutti i passaggi lunghi e burocratici (o presunti tali) del caso, il Comune può definire aree o porzioni del tessuto urbano da ricostruire in modo unitario, seguendo determinate regole. Definisce i gruppi di case da ricostruire imponendo la costituzione di consorzi obbligatori tra i proprietari, subentra loro se necessario per evitare “buchi” nella trama urbana, e stabilisce la sequenza dei lavori. 

Pro e contro: più tempo, meno soldi

Rispetto alla perimetrazione si guadagna tempo, ma i Comuni perdono soldi, e i proprietari servizi. Nel primo caso i fondi pubblici coprirebbero infatti anche il costo di rifacimento delle reti pubbliche, come fogne, acqua, gas, illuminazione, telefonia, connessione dati, fino a finanziare addirittura le energie rinnovabili.

Cosa conviene?

Senza perimetrazione, per finanziare questi nuovi servizi il Comune dovrebbe ricorrere a degli ordinari mutui bancari, coprendone il costo con i tributi locali. Le procedure sono più rapide, ma la componente dei servizi è molto importante. C’è la possibilità di assicurare, o meglio mettere in cassaforte, dei gioielli di storia, cultura e architettura, di creare valore per il futuro. O di scegliere una strada più corta, di rientro più rapido per i residenti, che però non garantisce qualità. Bisognerebbe fare un’analisi in funzione della popolazione coinvolta (residenti, non residenti) e ragionare in prospettiva. Cosa che pochi sindaci avranno coraggio di fare. (Mario Sensini) 

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