Il governo incentiva l’assicurazione contro le catastrofi. Si cambia strada?

C’è una grossa novità nella legge di Bilancio appena arrivata in Parlamento. Quasi nascosta,  spunta infatti per la prima volta una detrazione fiscale specifica per le polizze assicurative stipulate dai cittadini contro i rischi delle catastrofi naturali. Come per l’assicurazione sulla vita, dal primo gennaio del prossimo anno, se la proposta del governo passerà, ci sarà la possibilità di detrarre dalle imposte il 19% del costo dell’assicurazione contro i terremoti.

Un punto di svolta

In un paese, forse l’unico al mondo, che ha sempre rimborsato ai cittadini i danni inferti alle case da inondazioni, terremoti e frane, e che per questo ha speso la bellezza di 4 miliardi l’anno in media negli ultimi 35 anni, sembrerebbe un punto di svolta. In Italia appena il 2% delle abitazioni private è coperto da un’assicurazione contro le calamità naturali. In un Paese ad alto rischio sismico, vulcanico e idrogeologico come il nostro, la scarsa diffusione si spiega anche con il costo molto elevato delle polizze, dovuto anche all’assenza di un mercato della riassicurazione dove le compagnie scambiano e diluiscono i propri rischi.

Strada nuova

In passato ci sono stati almeno dieci tentativi in altrettante leggi finanziarie, di stabilità, o di bilancio di introdurre una forma addirittura obbligatoria di assicurazione contro le calamità naturali, con la progressiva estensione delle polizze contro gli incendi. Tutti i tentativi abortiti anche per la decisa opposizione dell’autorità garante della concorrenza, che teneva la costituzione di un cartello tra le compagnie in grado di determinare in modo artificiale i prezzi. Ora si cambia strada e ci si avvia su quella degli incentivi fiscali, sperando che decolli il mercato.

Disimpegnare lo Stato

L’obiettivo finale resta lo stesso: disimpegnare lo Stato da un onere che si sta rivelando eccessivo e insostenibile. Il che è giusto. Anzi sacrosanto, visto che le case crollate vengono ricostruite anche con le tasse di contribuenti che una casa non ce l’hanno e magari non ce l’avranno mai. Restano tuttavia almeno un paio di questioni irrisolte, una pratica, l’altra politica, più importante. Concretamente la detrazione fiscale del 19% diventa uno strumento appetibile solo per chi ha un certo reddito e dunque può utilizzare lo sconto per  ridurre l’importo delle tasse da pagare. Chi guadagna poco, e paga poche tasse, non può godere appieno della detrazione e di fatto non ha alcun incentivo.

E la prevenzione?

Il vero problema di fondo è, tuttavia, capire come questa scelta possa impattare e come si coniughi con la politica della prevenzione. Su questo fronte gli investimenti pubblici sono stati decisamente inferiori rispetto alle spese per la riparazione dei danni. Si parla di una somma di 350 milioni di lire negli anni tra il 1980 e il 1990, di 700 milioni nei 5 anni successivi e da qualche anno a questa parte di circa 300 milioni di euro l’anno. Un decimo di quello che si spende per rimborsare i danni.

Abbiamo una macchina di Protezione Civile assolutamente invidiabile, un esercito di volontari che non ha paragoni al mondo, una normativa sulle emergenze comunque d’avanguardia, E dunque tutto per fronteggiare le catastrofi.  ma facciamo ancora troppo poco per evitarle. Nonostante gli sforzi, le campagne di sensibilizzazione tra i cittadini e nelle scuole, la consapevolezza del rischio è ancora molto debole anche nelle zone più pericolose del paese. La terribile sequenza di  terremoti, alluvioni e frane che scandisce  il calendario di questi ultimi anni ha insegnato poco o nulla.

Il fallimento del SismaBonus

La riprova più evidente ce l’abbiamo con il SismaBonus,  un altro strumento fiscale introdotto dal governo un anno fa, subito dopo il terremoto del Centro Italia, per favorire la messa in sicurezza delle abitazioni, che è rimasto praticamente inutilizzato. Anche in questo caso pesa il vincolo della detrazione fiscale e del suo limitato utilizzo da parte delle fasce a più basso reddito e più deboli della popolazione. Tuttavia si continuano a fare lavori di ristrutturazione per cambiare le piastrelle del bagno, le finestre, tuttalpiù per mettere una caldaia nuova, ma nonostante la possibilità di detrarre fino all’85% della spesa, in pratica 80 mila euro in 5 anni, le catene, il cerchiaggio della casa, l’adeguamento sismico non lo sta facendo nessuno.  Si spendono 18 miliardi l’anno per le ristrutturazioni edilizie, 5 per l’adeguamento e il miglioramento energetico degli edifici, zero per il SismaBonus.

Dov’è la strategia?

Anche la messa in sicurezza dell’abitazione è a tutti gli effetti una forma di assicurazione, tanto quanto la polizza proposta dalla compagnia. A differenza di quest’ultima, però, il rafforzamento della casa ci tutela anche dai danni alle persone, dalla perdita potenziale di vite umane. L’assicurazione non comporta che un rimborso. Per ora i due strumenti non sono in concorrenza,  lo sgravio sulle ristrutturazioni antisismiche è più elevato di quello sulle polizze,  ma di fatto sono messi sullo stesso piano.

Sono due incentivi slegati tra di loro, con finalità e obiettivi che non coincidono. Semplicemente combinandoli potrebbero essere validi strumenti di una politica di riduzione del rischio e del danno. Così sembrano solo due attrezzi buttati per caso in una cassetta polverosa. Un tassello in più di una strategia che non c’è. (M. Sen.)

 

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