Sanatoria “mini” e stretta sul Cas, quasi pronte le nuove norme

E’ quasi pronto il pacchetto di misure sul terremoto destinato ad essere inserito direttamente nella Legge di Bilancio, il cui testo definitivo sarà trasmesso venerdì in Parlamento. Le ultime limature si stanno apportando in queste ore sotto la regia del Commissario alla ricostruzione, Paola De Micheli, nel corso di una serie di riunioni tecniche e politiche.

Le misure 

Secondo indiscrezioni attendibili conterrà sia la sanatoria per le casette abusive (che potrebbe tuttavia essere piuttosto limitata), aggiustamenti alle norme sulle zone franche, con la riapertura dei termini per le domande di accesso al nuovo regime, e la proroga dei termini per la richiesta dei contributi per la riparazione dei danni lievi alle case, probabilmente al 31 marzo. 

Cas condizionato

Legata alla proroga per il danno lieve potrebbe arrivare anche una novità importante per il Contributo di Autonoma sistemazione, il Cas, di cui godono oggi circa 37 mila terremotati. Che è diventata una forma di sostegno al reddito, quasi slegata dall’esigenza abitativa, e che rischia di disincentivare la sistemazione delle case, almeno quelle con i danni più leggeri, che il governo vuole invece spingere.

Danno lieve al 31 marzo

L’intenzione è dunque quella di condizionare la prosecuzione del Cas alla presentazione delle domande di riparazione. Chi non lo farà entro il nuovo termine, che sarà fissato probabilmente il 31 marzo, potrebbe perdere quel contributo, anche se la nuova scadenza non sarebbe tassativa per ottenere il contributo di riparazione per la casa. 

Case mobili ok, ma piccole

Si discute ancora pure sulla sanatoria delle casette abusive. Ci si orienta verso la massima flessibilità per l’installazione delle case mobili, che sarebbe possibile anche in aree non edificabili, ma che dovranno comunque essere rimosse nel momento in cui la casa originaria tornerà agibile. La norma prevede anche, a fronte della sanatoria temporanea delle casette mobili, la rinuncia all’eventuale Cas. E potrebbe esserci anche un tetto alla dimensione delle strutture mobili che potranno essere mantenute: non più entro i limiti della superficie dell’abitazione originaria, ma molto più basso. Vicino, se non indentico, a quello delle Sae, da 40 a 60 metri quadri al massimo. 

Casette fisse escluse da sanatoria?

Maglie più strette, invece, per le casette “fisse”. L’ipotesi di subordinarne la sanatoria, sempre che sia possibile secondo le norme urbanistiche, sismiche e ambientali,  alla rinuncia al contributo di ricostruzione è in fase di approfondimento e presenta problematiche non facili da risolvere. Tanto che il governo, alla fine, potrebbe perfino escludere l’ipotesi di condonare le strutture fisse realizzate abusivamente. (M. Sen.)

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