Il futuro della nostra terra. “No country for young men?”

Ieri ho scritto il commento che trovate qui sotto per il mio giornale, il Corriere della Sera. Stamattina su Facebook, ho trovato la lettera di Gabriella, una bambina di nove anni di Camerino che ora va a scuola a Civitanova, e ho chiesto alla mamma Liliana se potevo pubblicarla. Non vorrei essere presuntuoso, ma ho pensato che in fondo in fondo non diciamo cose tanto diverse. Solo che lei lo spiega molto meglio.

L’Ordinanza 41

Dovrebbe essere il manifesto della ricostruzione. Io la intitolerei “Ordinanza 41”.

Che paese stiamo ricostruendo?

Io ci faccio sicuramente troppi giri intorno. Ma la conclusione è più o meno la stessa. Stiamo ricostruendo un paese per giovani?

Tutti fuori, tutti dentro

“In un baleno, quando la terra tremava ancora da far paura, vennero tutti allontanati. I pochi residenti, tra i quali molti vecchi, vennero portati negli alberghi al mare, andarono ospiti dai parenti, dovettero trovarsi altre case in affitto. Un anno dopo il terremoto che li ha svuotati e distrutti, nelle centinaia di paesi nel nostro Appennino non è cambiato quasi niente. Gli abitanti oggi realizzano senza più illusioni che i tempi della ricostruzione pubblica, ancora ferma, sono e saranno lunghi. Troppo lunghi per troppi di loro. Ai vecchi la vita si accorcia ogni giorno di un secolo, e se stanno fuori di casa anche di più. Chi ha un’impresa, interessi, o semplicemente ricordi o affetti da tutelare, come i più, si è stancato, e vuole tornare. Umano, naturale. Ogni giorno che passa, tanto più se nulla si muove, la voglia cresce. E un anno dopo il terremoto, senza che sia stata sistemata una sola casa, è partito il controesodo. I sindaci, stanchi ed esasperati più dei cittadini dalle lentezze, fanno di tutto per assecondarlo. Anche questo è comprensibile, tanto più che sono i loro elettori. Lo spettro della desertificazione, in un territorio enorme, con migliaia di frazioni disperse, la popolazione in calo fino al 30% e un’incidenza elevatissima di anziani, sul quale si è abbattuto un terremoto spaventoso, fa paura. E dunque: prima tutti fuori, adesso tutti dentro.

Senza casa

Dove, visto che è quasi tutto sfasciato, non è chiaro, ma sembra quasi un problema secondario. Lo Stato non pare in grado di fornire altri alloggi. Le Sae, le casette d’emergenza, sono in ritardo e non bastano, il fabbisogno è sottostimato e in parte deve emergere perché mancano ancora ventimila verifiche di agibilità. Le norme per la ricostruzione sono complicate, la burocrazia lentissima: nelle Marche ci sono 60 mila case da ricostruire e appena 50 cantieri aperti per la riparazione dei danni «lievi». Così i sindaci hanno iniziato a tollerare gli abusi, chi a chiudere un occhio, chi due. Il caso della vecchina novantacinquenne di Fiastra cui la Forestale ha sequestrato la casetta fatta senza permessi, al di là del fatto specifico, è il segno di un fenomeno. Adesso che si sono messi a cercarli, sotto i Monti Sibillini gli abusi edilizi, piccoli e grandi, di necessità e non, spuntano come funghi. Invocata, quasi pretesa, la sanatoria ambientale e paesaggistica che il governo sta studiando diventa quasi necessaria.

Secoli buttati

Sempre per far presto tutti i sindaci, tranne quelli di Accumoli e Amatrice, hanno rinunciato a perimetrare i nuclei storici più danneggiati del capoluogo o delle frazioni. Ovvero all’esplicita garanzia che offriva la legge di ricostruire quei borghi antichissimi e quasi intatti prima del sisma esattamente come erano. E anche a un po’ di soldi in più per rifare i servizi pubblici. Senza perimetrazione si fa prima, dicono oggi i sindaci e vanno capiti, ma per guadagnare dieci mesi rispetto a un tempo incerto stiamo correndo il serio rischio di buttare dieci secoli di storia. Oltre ai paesi millenari, all’ambiente meraviglioso, a gente caparbia e a un sottosuolo molto infido, la terra qui non ha molto altro da offrire. E soprattutto i giovani cominciano a interrogarsi e a preoccuparsi per l’idea di un futuro che manca completamente dall’agenda di questo terremoto devastante, anche dal punto di vista sociale. Il primo che mette per giunta sullo stesso piano i diritti dei residenti e dei proprietari di seconde case. E nel quale cominciano ad emergere interessi confliggenti, anche generazionali. E’ giusto tornare subito nelle case, ma a che prezzo? Che prospettive lasciamo a chi un giorno dovrà vivere qui?” – Mario Sensini

Corriere della Sera, 14 ottobre 2017 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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