Fiastra, nuovo stop a un cantiere abusivo. A 250 metri da Peppina

L’Ordinanza del Comune di Fiastra è fresca fresca. Stop immediato ai lavori di costruzione di “fabbricati per la rimessa di attrezzi agricoli”, per i quali al Comune “non risultano atti autorizzativi “. Un nuovo potenziale abuso edilizio, dunque, ad appena 257 metri di distanza in linea d’aria dalla casetta sequestrata a settembre all’ultranovantenne Peppina, che ha suscitato un clamore nazionale e sta spingendo per una legge di sanatoria.

Caccia grossa

In quel momento, in cui tutte le istituzioni sono finite nel mirino per aver applicato le norme esistenti, c’è stato un corto circuito. Qualcuno lamenta di essere stato lasciato solo, sul territorio, a fronteggiare l’assalto mediatico. Fatto sta che prevedibile, anche con l’autodenuncia dei familiari di Peppina che hanno parlato di altre centinaia di abusi, è scattata la reazione.  Ed è partita la caccia grossa all’abuso da parte degli uomini della Forestale, che aveva già segnalato il caso di Peppina al Comune,  appena confluiti nell’arma dei Carabinieri dopo la malsofferta soppressione del loro Corpo.

Anja e Claudio

A Fiastra i Forestali non hanno dovuto fare manco tanta strada. Il 23 settembre, mentre a casa di Peppina si ammucchiavano fotografi e proseguiva la processione dei politici e dei gruppi di solidarietà, segnalavano al Comune l’esecuzione di alcune opere edili nell’Agriturismo di Anja Kinsky, tedesca, da più di dieci anni stabilitasi col marito Claudio in un vecchio e bel podere sempre a San Martino, due curve dopo la casetta di Peppina. Hanno messo su una piccola azienda, sono innamorati del posto, hanno buoni rapporti con tutti. Non hanno fatto in tempo a finire di restaurare la vecchia casa, che il terremoto gliel’ha butatta già. Avevano dei cavalli, si sono fatti aiutare dagli amici italiani, del posto e non, e molti stranieri, che li frequentano. Non hanno mai chiesto nulla alle istituzioni, come i tanti forestieri che da un po’ vivono dalle nostre parti: nonostante ci abitino, continuano a sentirsi ospiti. La loro invernata, col nevone di gennaio, è stata epica. Poi hanno costruito una stalla con una tensostruttura e stavano facendo altri lavori. Tutte strutture temporanee, sembra.

Procura al lavoro

Il cantiere è praticamente a fianco di quello di Peppina, sul bordo di una strada che in queste settimane le autorità hanno percorso centinaia di volte. Ben evidente ma “scoperto” solo a fine settembre, nel pieno del caos mediatico. Il 10 ottobre, ieri, è partita l’Ordinanza del sindaco di stop immediato ai lavori, ancora non ultimati, per la mancanza delle autorizzazioni necessarie. E questo in attesa dei provvedimenti definitivi del Comune, da adottare entro 45 giorni, con relativa obbligatoria segnalazione alla Procura della Repubblica per gli atti di sua competenza. Stessa procedura di Peppina, se si verificherà l’impossibilità di sanare a posteriori: sospensione dei lavori, sequestro, demolizione. 

Google e gli strilli

La caccia continua e gli abusi sembrano spuntare come funghi. Immortalati impietosamente anche dalle nuove immagini aeree di Google Maps scattate dopo il terremoto, che non coincidono con quelle della vista dal terreno di  GoogleStreet, non ancora aggiornate. A Fiastra e non solo, il fenomeno dell’abusivismo post sisma esiste, eccome. In certi posti dove è arrivata la Forestale a fare controlli e contestazioni, racconta chi vi ha assistito, tanta era la gente che s’è messa “a strillare per strada”.

Un rischio conclamato

Le regole complicate e le procedure bizantine per i contributi per sistemare le case, la mancanza di casette temporanee sufficienti per tutti, la sottostima dei bisogni, l’esigenza di rimanere vicino ai paesi distrutti,  rappresentavano un rischio evidente, pure denunciato, ma che non è stato prevenuto. Lo Stato non ne ha tenuto conto.

La difesa dei sindaci

Ma quel che rischia di diventare clamorosamente evidente alla fine della caccia grossa  è che più di un Sindaco ha scelto di chiudere un occhio, e qualcuno pure due. Stiamo in emergenza, in stato di guerra, e la legge ordinaria non tiene, sostengono i primi cittadini. Difficile dargli torto, se uno conosce un po’ la situazione di certi territori.

Una pietra sopra

Ciò detto, c’è sempre qualcosa che non funziona se alcuni cittadini decidono di sfidare la legge, le istituzioni per un po’ li ignorano e poi li bastonano. Tanto più se poi arriva una sanatoria a metterci una pietra sopra.  A chi rispetta le regole che cosa dobbiamo dire?

(Mario Sensini)

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