Per salvare Peppina serve una legge. Sul Parco.

Il terremoto giustifica la deroga alle leggi? Anche quelle ambientali nelle zone protette dei Parchi? Al di là dello sdegno per come l’hanno trattata, la questione fondamentale che ruota intorno al caso di Peppina, sfrattata dalla sua nuova casa di legno a San Martino di Fiastra con un provvedimento del giudice che l’ha ritenuta abusiva, è questa.

Quella vecchina la conosco da più di cinquant’anni, sono dello stesso paesino, le voglio bene come a mia nonna e ne ho scritto tante volte nei miei articoli come un esempio straordinario di attaccamento alla nostra terra. Vederla sballottata così mi addolora infinitamente. Saperla sfrattata senza alcun riguardo, anzi a tradimento, mi fa rabbrividire, e anche vergognare per l’insensibilitá del mio Stato. Non si fa un blitz con tre Carabinieri a casa di una vecchia di 94 anni, manco fosse un delinquente.

Però è inutile girarci intorno: per come sembra che stiano le cose, la casa di Peppina può salvarla solo una legge nazionale, un decreto del governo approvato dal Parlamento. Magari ci si riesce (e per il bene di Peppina io farei questo e altro), ma la vera posta in gioco non è il suo benessere, che tutti si augurano. Bisogna decidere se un’emergenza come un terremoto possa giustificare o meno la deroga ad una legge che tutela l’ambiente di un Parco nazionale, oppure se bisogna cambiare quest’ultima. 

Le figlie di Peppina, come hanno spiegato loro stesse in questi giorni, si sono trovate davanti a una scelta: seguire tutte le procedure e attendere i tempi lunghi delle autorizzazioni, o avviare i lavori per assicurare un alloggio alla madre per l’inverno. Non era la sola alternativa, ma nella Sae Peppina non c’è voluta andare. Sembra che abbiano fatto tutto, tranne la richiesta al Comune del permesso di costruire la nuova casa di legno. Qualcosa che si può sempre fare in sanatoria, anche se l’esito non è scontato.

Ieri, quando il caos era già scoppiato, è arrivato anche il nullaosta antisimico del Genio Civile. Quello del Parco per tagliare alcuni alberi c’era già, la richiesta al Genio era stata fatta, il terreno è edificabile e loro in estate, dopo aver fatto pure l’indagine geologica, sono partiti. Poi qualcuno ha fatto una soffiata alla Forestale, il giudice ha prima bloccato i lavori, poi disposto il sequestro della casa, ormai ultimata, con il demenziale e crudele epilogo dello sfratto a sorpresa.

Il vero problema è che quell’abuso, o per ora supposto tale, non sembra sia facilmente sanabile. La casa può essere antismica, a basso impatto ambientale, rimuovibile, ma non potrebbe avere l’autorizzazione paesaggistica in sanatoria. Siamo nel Parco Nazionale, dicono al Comune, e non ci sono deroghe. Neanche la nuova legge della Regione Marche, che permette ai Comuni di bypassare le norme ambientali e paesaggistiche nei piani di ricostruzione, si applica nel territorio del ParCo.

Non sarebbe male capire come sia stato possibile realizzare le Sae in alcune zone, Fiastra compresa, dove sono state sbancate montagne. Ed è difficile capire perché, allora, si possa fare un nuovo centro commerciale a Castelluccio. Ma c’è bisogno che Roma provveda, se vogliamo risolvere il caso di Peppina. Decidendo una eventuale deroga, permanente o temporanea, ai vincoli paesaggistici di costruzione nei comuni del cratere all’interno del Parco dei Sibillini. Che valga per Peppina e per tutti quelli che ne hanno bisogno. 

A lei, a Agata e a Gabriella va tutta la mia solidarietá, e altrettanta ne esprimo al sindaco di Fiastra Claudio Castelletti, protagonisti di una storia che va oltre la dimensione umana di una vecchina novantenne e quella istituzionale di un piccolo comune di montagna. Possiamo anche fare dei sit-in per Peppina a San Martino. Ma il vero punto è quello. Parliamone per quello che è. Col coraggio che ci vuole.

Mario Sensini

Check Also

La Corte dei Conti boccia la ricostruzione, spreco infinito

La Corte dei Conti ha acceso un faro investigativo sulla ricostruzione del Centro Italia dopo …

One comment

  1. Paolo Tramannoni

    Nel disastro generale, con opere ciclopiche in corso di realizzazione accanto a interi paesi rasi al suolo e ancora pieni di macerie, non ci sarebbe nemmeno bisogno di porsele, certe domande. Sì, e normale che la deroga alle leggi debba esserci nel pieno dell’emergenza. E quando il magistrato distoglierà gli occhi dalla casa legalmente e inflessibilmente sequestrata, potrà magari volgersi verso le funivie abbandonate, i grandi alberghi abbandonati, i palazzi sulla roccia disabitati, i villaggi vacanza senza più abitanti da decenni. E poi provare a soppesare i differenti abusi, e valutare l’inutilità della sua stessa esistenza.

Aggiungi qui il tuo commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:

Send this to a friend