Contributi ricostruzione: il Tesoro, nessun tetto agli stanziamenti annuali

“I cittadini hanno diritto all’indennizzo. Se vi dovesse essere una domanda di contributi superiore alle nostre stime adegueremo gli stanziamenti”. Dal Ministero dell’Economia arriva un chiarimento molto importante sui termini della ricostruzione. Interpellato, il ministero ha infatti assicurato che non esiste un tetto di spesa annua, e che quindi non ci sarà un limite all’accoglimento delle domande di contributo per la ricostruzione degli immobili.

I 500 milioni? Una stima

Oggi che le richieste di indennizzo presentate sono pochissime può sembrare una puntualizzazione trascurabile, ma non lo è affatto, perchè prima o poi la ricostruzione a carico dello Stato decollerà. Ed è importante sapere che nessuno, a un certo punto dell’anno, chiuderà il rubinetto dei contributi. Le somme indicate in bilancio, 400 milioni per il 2017, 500 per il 2018 e 600 per il 2019, si spiega, rappresentano solo una stima del possibile “tiraggio” dei finanziamenti e del relativo credito di imposta.

Risorse adeguate alle richieste

Ma non sono un limite annuale all’impegno dei fondi pubblici per la ricostruzione delle case. Se le domande di contributo dovessero essere superiori a quelle previsioni, le risorse verranno aumentate. Non esiste, dunque, il rischio che un cittadino possa vedersi sospendere l’erogazione dei contributi per il raggiungimento del limite annuale. Il contributo alla ricostruzione è un diritto stabilito dalla legge, e l’unico limite cui è sottoposto è quello delle “risorse disponibili”, che attualmente ammontano a più di sei miliardi.

I fondi in bilancio

Per la precisione sono 6,1 miliardi, con uno stanziamento di bilancio di 200 milioni di euro l’anno da qui al 2047. La Cassa Depositi e Prestiti, di fatto, anticiperà questa somma allo Stato (Plafond Sisma Centro Italia), e la girerà alle banche presso le quali i cittadini possono ricevere i contributi alla ricostruzione che sono stati ritenuti ammissibili. Rispetto ai 25 miliardi della prima stima dei danni alle case, i fondi attualmente disponibili sono pochi e dovranno essere reintegrati, anche se per i primi anni possono bastare.  (M. Sen.)

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