Il Lago di Pilato c’è, il Chirocefalo è salvo. E il Parco?

Pare che anche stavolta il nostro Chirocefalo ce l’abbia fatta. Le ultime foto arrivate dal Lago di Pilato, dopo quelle di un paio di giorni fa che lo ritraevano coperto di neve e ghiahia, mostrano, per fortuna, lo specchio d’acqua. O meglio, una piccola pozza di acqua azzurra, comunque confortante, visto che nei giorni scorsi si erano diffusi timori su un possibile prosciugamento, magari a causa degli sconvoglimenti del terremoto. Il Chirocefalo del Marchesoni, che vive lì e in nessun altro posto al mondo, riuscirà a conservarsi, come ha fatto nelle ultime decine di migliaia di anni (anche se forse ce l’avrebbe fatta lo stesso). Le foto che vedete qui sotto, pubblicate sempre da Avventure di Montagna, non sono però il lieto fine di una brutta storia quanto, piuttosto, la sintesi di un problema. O di quello che rischia di diventarlo molto presto, il Parco Nazionale dei Sibillini.

Dov’è il Parco?

A scattare queste foto non avrebbero dovuto essere degli escursionisti, come invece è stato. Gli escursionisti in quel punto preciso da dove hanno scattato, non dovrebbero proprio starci. Troppo vicino al limite del Lago, alle sponde dove il chirocefalo deposita le uova, capaci di resistere all’asciutto anche anni finché non ritrovano acqua e condizioni giuste per vivere, prima di schiudersi. Uno stratagemma che ha consentito a quell’animaletto unico al mondo di riprodursi, in quella sola pozza d’acqua che altre volte si è asciugata, fino ai giorni nostri. Calpestarne le uova vuol dire pregiudicarne il futuro, ed è per questo che le sponde del Lago, secondo il Regolamento del Parco, non dovrebbero essere accessibili agli escursionisti.  Il Regolamento del Parco, appunto, il grande assente.

Ultima ricognizione a novembre

“Non sappiamo. Andremo a vedere”, hanno detto al quartier generale dell’Ente quando sono apparse le prime foto su Facebook del Lago coperto di neve e ghiaia, tanto che sembrava sparito. Ammettendo che l’ultima ricognizione del Lago fatta dai responsabili del Parco, in elicottero, risaliva al 22 novembre. “Era tutto ok”. Però da allora ci sono stati migliaia di altri terremoti, piccoli e meno piccoli, e nevicate epocali, con frane, slavine, smottamenti. A dare un’occhiata, sia pure solo dall’alto, non c’è andato nessuno. E pazienza per il rarissimo crostaceo, tanto ormai s’è capito che lui sa come arrangiarsi.  Nel ’90, quando il Lago si asciugò, da Foce di Montemonaco, preoccupati, portavano su i cubetti di ghiaccio. Ora c’è il Parco, ma nessuno muove un dito e servono le avventure di montagna di qualche appassionato (e poco scrupoloso) escursionista per capire cosa succede lassù.

Carte e sentieri da rifare

Dal 30 ottobre la Valle del Lago di Pilato è ufficialmente interdetta, come altre valli e gole dei Sibillini, quelle dove c’è maggior rischio di caduta di massi dall’alto. Non lo sono le creste e molte altre cime, che continuano a essere frequentate dai turisti, nonostante molte delle strade di accesso siano chiuse (Castesantangelo sul Nera e Castelluccio sono ad esempio irraggiungibili) al traffico.  Chi si spinge sui Monti Azzurri continua a raccontare di sentieri cancellati dalle frane e dai crolli di pietre. In molte zone è difficile, se non impossibile, riconoscere i segnali dei percorsi tracciati sulle carte del Parco. Che da mesi vive ormai in uno stato di abbandono totale: nessuno sa più nulla del chirocefalo, ma neanche dei lupi, degli orsi, oppure solo delle condizioni delle strade. E dire che se c’era un momento in cui il Parco poteva far sentire la sua utilità, il suo peso, era proprio questo.

Da opportunità a vincolo

Emblema della bellezza di queste montagne, poteva diventare anche il simbolo della ricostruzione, pur lontana che possa apparire. Il Parco poteva essere il motore di un nuovo modello di sviluppo possibile e sostenibile. Invece comincia a essere vissuto dalla popolazione, che non vede il minimo segno di ripartenza, come un vincolo. Il sindaco di Ussita, Marco Rinaldi, si è appena dimesso dicendosi convinto che la ricostruzione sia impossibile in un’area come quella di Visso, Ussita e Castelsantangelo vincolata da inedificabilità assoluta. Dopo Rinaldi, altri sindaci di comuni che ricadono nei confini del Parco, quasi tutti nel cratere sismico (le due aree quasi coincidono) hanno cominciato a lamentarsi per l’eccessiva rigidità della normativa.

Il monitoraggio riparte ora

Il Parco fin qui non ha creato problemi a nessuno, ma oggi, mentre sotto i Sibillini tutto è fermo alla sera del 30 ottobre, rischia di salire sul banco degli imputati.  E di diventare un capro espiatorio. Soprattutto se non fa quello che dovrebbe fare un ente Parco, a cominciare dal prendersi cura dell’ambiente e della fauna dei Sibillini.  “Il monitoraggio delle zone naturalistiche sta cominciando solamente in questi giorni, mentre fino ad oggi abbiamo prestato la massima attenzione alle tante problematiche che l’emergenza post sisma  ci ha messo di fronte, a partire dall’individuazione dei luoghi dove realizzare le casette. Ma adesso ci prenderemo cura anche degli aspetti ambientali a partire dal lago di Pilato” ha detto il direttore Carlo Bifulco.

Siamo tutti chirocefali

Conclusioni. Sono assolutamente fiducioso che il Chirocefalo del Marchesoni e il Chirocefalo Sybillae, il cugino che abita nella polla di Palazzo Borghese, riusciranno a sopravvivere all’incuria del Parco. Un po’ meno sicuro che il Parco, se qualcosa non cambia, ce la farà a resistere indenne al terremoto. Non ho alcun dubbio sul fatto che, invece, noi marchigiani ce la faremo. Abbiamo imparato la tecnica dal chirocefalo, aspettiamo solo le condizioni giuste per tornare a vivere.

Mario Sensini

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4 comments

  1. Grande mario.grazie di nuovo per la tua professionalità. Continua così .grazie.

  2. LUISA TESCARI

    Bellissimo pezzo. Dobbiamo batterci per far preservare e valorizzare questa ricchezza che in altre zone d’Italia costituisce una risorsa importante ( v. Le Alpi e persinoi l’Abruzzo). Bravo bravissimo. Seguirò con attenzione gli sviluppi successivi che spero proprio ci siano a breve.

  3. Giovanna Ciccolini

    Grazie Mario,
    noi che conosciamo questi posti, che li abbiamo vissuti, ahime ora chissa quando di nuovo, sappiamo bene che, il parco anzi i parchi nel caso di Arquata, sono stati sempre assenti.
    E’ molto più semplice, dentro un ufficio dietro una scrivania, porre dei vincoli e punto, tipo riserva “indiana”, piuttosto che essere attivi propositivi e costruttivi sul territorio, in prima linea ed in prima persona. Da sempre i nostri contadini, agricoltori, pastori si sono occupati di questo territorio preservandolo conoscendolo e amandolo, ed, è quello che per quanto mi riguarda ci hanno trasmesso : amore, conoscenza e rispetto. Ora questi “beduini” come li chiamo io concedimi hanno da quasi 30 anni la pretesa di conoscerlo questo territorio e ci dicono pure come non fare e cosa non fare. Abbiamo visto e vediamo i risultati. Grazie

  4. È ora di ripartire con un parco che sia a misura d’uomo, e che possa essere considerato dagli abitanti una risorsa e non solo un ente politico e rifugio degli incapaci che cerca in ogni modo di far abbandonare queste bellissime montagne.

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