Ok al terzo decreto terremoto: nessuna modifica, i nodi restano

Votando la fiducia al governo, con 153 voti favorevoli e 104 contrari, il Senato ha approvato definitivamente il terzo decreto sul terremoto senza modifiche rispetto al testo uscito dalla Camera. Il provvedimento amplia la dimensione del cratere, che ora ricomprende alcuni comuni abruzzesi colpiti più che altro dal maltempo di gennaio (Errani era contrario, ma non è stato ascoltato),  introduce semplificazioni per la gestione dell’emergenza e la ricostruzione, proroga al 2017 alcune provvidenze ai residenti e ai lavoratori e stanzia nuovi fondi per l’agricoltura. Ma è tutto fuorchè un intervento risolutivo. 

Il nodo Tari

Il senatore Pd Silvio Lai

Lo ha ammesso lo stesso relatore del decreto al Senato, il Pd Silvio Lai. “Abbiamo valutato la necessità di un’approvazione senza modifiche del testo giunto dalla Camera condivendo unitariamente urgenza e contenuti, e segnalando al governo, anche attraverso ordini del giorno, la necessità di ulteriori interventi normativi per affrontare altre motivate necessità dei territori”. Tra queste c’è la questione Tari, che va risolta con una norma di legge, perchè rischia di diventare un problema serio per i cittadini. L’imposta sui rifiuti è in realtà una tariffa, e come tale dovrebbe coprire interamente il costo del servizio a livello comunale. Il problema è che in molti comuni gli edifici sono inagibili, se non distrutti, e scaricare l’onere di finanziare il servizio solo sui residenti con le case abitabili è impossibile.

Un nuovo decreto

“Prendiamo atto che, dal momento che il governo ha posto la fiducia, il testo di legge sul sisma non potrà essere modificato.

Il presidente dell’Anci Antonio Decaro

E, pur nel rivendicare alcuni risultati ottenuti, come rappresentanti dei sindaci ribadiamo con estrema nettezza che restano significativi nodi di finanza locale da sciogliere. Ci aspettiamo soluzioni con il decreto sugli enti locali” ha detto il presidente dell’Associazione dei Comuni, Antonio Decaro. Tra le richieste dei sindaci la deroga all’obbligo di pareggio del bilancio, che rischia di impedire la spesa delle donazioni ricevute dai comuni, e maggiori anticipazioni di tesoreria a fronte del mancato gettito fiscale dovuto alla sospensione dei tributi.

Incentivi dimenticati

Servirà ancora un altro decreto sul terremoto? Probabilmente sì, e non solo uno. Perchè troppi nodi sono rimasti irrisolti. A cominciare dalle promesse misure per favorire fiscalmente le imprese. Si era parlato all’inizio di introdurre nei comuni del cratere delle Zone franche urbane, poi si è ragionato sulle Zone economiche speciali, ma alla fine nel decreto gli incentivi fiscali non sono entrati. Errani oggi parla di un nuovo meccanismo basato sul credito d’imposta per le imprese che fanno nuovi investimenti, ma non potrà essere solo quella misura ad agevolare la ripresa dell’attività economica nel Centro Italia.

L’ordinanza bloccata

C’è poi il modo della ricostruzione pesante. Da più di un mese circola la bozza dell’ordinanza di Errani sulla ricostruzione delle case private che hanno avuto i danni maggiori. E’ stata discussa e contestata dai sindaci, anche perchè prevedeva rimborsi inferiori a quelli concessi per il sisma dell’Emilia. Lo stesso Errani ha fatto sapere che quel problema sarebbe stato corretto, ma da allora non si è più saputo nulla. L’ordinanza sulla ricostruzione pesante resta nel cassetto del Commissario. Mentre, con le banche non ancora pronte a erogare i contributi pubblici, resta ferma anche la riparazione delle abitazioni con i danni lievi. (M. Sen.)

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