venerdì , 1 Marzo 2024

In Giappone si dimette il ministro per la ricostruzione. Due o tre cose su cui ragionare

Oggi l’Ansa ha battuto questa notizia. “Alla sua seconda gaffe nel giro di un mese, rassegna le sue dimissioni il ministro della Ricostruzione del Giappone. Nel corso di un incontro di ieri con i membri del partito Liberal democratico, Masahiro Imamura – che supervisiona il processo di ricostruzione dell’area dopo il disastro di Fukushima – aveva detto che: “era un bene che il terremoto si fosse verificato nell’area rurale del Tohoku e non nella zona urbana di Tokyo, perché altrimenti avrebbe causato danni molto più ingenti”.

Doppia gaffe

Lo stesso premier Shinzo Abe che partecipava al meeting si è successivamente scusato, ma l’opposizione ha subito chiesto le dimissioni del ministro. Iwamura era stato protagonista di un’altra vicenda a inizio mese quando aveva detto che gli sfollati che avevano deciso volontariamente di non tornare alle proprie abitazioni dopo la catastrofe di Fukushima avrebbero dovuto “badare a se stessi”. Il premier Abe ha già nominato come sostituto alla carica Masayoshi Yoshino, un parlamentare della prefettura di Fukushima ed ex vice ministro per l’Ambiente. Secondo i dati del ministero della Ricostruzione, i danni provocati dal disastro naturale del marzo 2011 alle infrastrutture sono equivalenti a 205 miliardi di euro”.

La politica

Apprendiamo dunque che il Giappone, altro paese che come l’Italia subisce danni rilevantissimi dai terremoti, si è attrezzata con un ministro per far fronte alla ricostruzione di Fukushima. Operazione che stando ai numeri vale quasi venti volte quella del Centro Italia squassato dalle scosse del 2016. Un ministro, quindi un soggetto politico, e non un tecnico come il commissario che abbiamo noi. E con poteri probabilmente meno rilevanti, perchè esercitati collegialmente in un Consiglio dei ministri, rispetto a quelli di un commissario che risponde al governo a conti fatti.  Non so se questo è un bene o un male, se è meglio o peggio rispetto a quanto facciamo noi. Ma, ed è bene tenerne conto quando si fanno paragoni, è completamente diverso. Come è diverso l’atteggiamento della politica giapponese, che ha la guida diretta della ricostruzione, riguardo al terremoto e alla sofferenza dei cittadini che ne sono stati colpiti. Dire che un terremoto a Roma sarebbe stato molto peggio che nelle Marche, da noi, suona quasi come un’ovvietà. E sono le stesse ordinanze a dire che se la casa torna agibile non si ha più diritto al Cas o al soggiorno in hotel. Ma anche qui, non credo sia il caso di spingersi a dare giudizi. Troppo complesso e troppo lontano appare il Giappone… (m. sen.)

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