Contributi per la ricostruzione: ora c’è proprio tutto. Ma le banche non sono pronte

L’ultimo atto formale necessario, il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate sul credito d’imposta, è arrivato martedì. Per avviare concretamente la ricostruzione (dove si può), adesso c’è proprio tutto: stanziamenti, ordinanze, provvedimenti. Il decreto del 3 febbraio ha fatto ordine anche sulle scadenze per chiedere i contributi, ma per arrivare all’erogazione effettiva dei fondi pubblici per la riparazione dei danni lievi bisognerà aspettare ancora un mesetto. Le banche che hanno aderito alla convenzione , infatti, non sono ancora pronte. E quando lo saranno, saranno in pochissime a erogare i finanziamenti per la ricostruzione con i fondi pubblici.

Un mese di attesa

L’Associazione bancaria sta continuando a sollecitarle ad aderire alla convenzione con la Cassa Depositi e Presiti, che fornisce la provvista anticipando i 6,6 miliardi stanziati finora dallo Stato, ma pochissime si sono fatte avanti. La legge stabilisce che possano aderire solo quelle che hanno almeno uno sportello nei comuni del cratere. E già questo limita il numero. Finora hanno detto si tre grandi istituti, Intesa San Paolo, Unicredit e Ubi, e un pugno di banche di credito cooperativo locali. Le Bcc di Roma, del Velino, dei Sibillini, quelle di Spello e di Castiglione Messer Raimondo. Non tutte hanno ancora portato la decisione ai consigli di amministrazione. Chi lo ha fatto sta organizzando le procedure, i moduli, il software, dando istruzioni alle agenzie per gestire i rimborsi pubblici.

Assente Banca Marche

Tra le grandi assenti c’è anche la Nuova Banca Marche, l’istituto che ha il maggior numero di sportelli e di clienti nella zona, e che è attualmente nelle mani del Fondo di Risoluzione, dopo il salvataggio di un anno fa, in procinto di passare a Banca Ubi per il prezzo simbolico di un euro. Anche l’ultimo appello dell’Abi ad aderire alla convenzione con la CDP, partito il 2 febbraio scorso, non ha scosso l’amministratore delegato, Roberto Nicastro che per ora preferisce restare alla finestra. Per il passaggio formale a Ubi occorreranno almeno due tre mesi e se la scelta è quella di attendere, Banca Marche sarà della partita, semmai, a estate inoltrata.

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