Stalle e fienili, ci volevano neve e ghiaccio per battere la burocrazia. Procedure più snelle per chi fa da sè.

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“E’ necessario fluidificare le procedure per gli interventi sul terremoto. Le regole burocratiche sono importanti e necessarie, ma qui se non lavoriamo tutti insieme non raggiungiamo gli obiettivi” dice il capo della Protezione Civile, Fabrizio Curcio, che non esclude di firmare un provvedimento nelle prossime ore per consentire agli agricoltori e agli allevatori colpiti dal terremoto di provvedere da soli alla sistemazione delle strutture e degli impianti di produzione, con un rimborso a piè di lista da parte dello Stato. “Credo che ci sia da parte di tutti la consapevolezza che siamo di fronte a un’emergenza molto complessa, che casca in un periodo complicatod al punto di vista climatico e ambientale, e che le innovazioni degli strumenti messi a punto con la Protezione Civile e il Commissario sono innovazioni per tutti e quindi vanno conosciute, capite e interpretate da tutti” gli fa eco il ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, che con Curcio ed Errani ha partecipato oggi ad Ancona ad un vertice con il presidente della Regione, Luca Ceriscioli, e gli operatori del settore.

Ci voleva il ghiaccio di questi giorni, insomma, per sconfiggere la macchina burocratica dello Stato che sta bloccando gli interventi necessari per la sopravvivenza degli imprenditori agricoli. Il problema riguarda essenzialmente le Marche, e le critiche investono soprattutto i compiti dell’amministrazione regionale. A fine novembre il Commissario Errani aveva emanato un’ordinanza permettendo la delocalizzazione degli impianti produttivi, compresi quelli per l’agricoltura e l’allevamento. Vista e considerata la vastità dei danni subiti da stalle, fienili e abitazioni, e l’impossibilità per lo Stato di provvedere alla fornitura di tutte le strutture temporanee di emergenza necessarie per ricoverare gli animali, mungerli, stoccare i prodotti, conservare il foraggio e dare un tetto a coltivatori e allevatori, l’ordinanza consentiva loro di provvedere autonomamente, per poi ottenere dalla Regione il rimborso delle spese. Ma, almeno nelle Marche, non sono seguiti fatti concreti. “Aspettiamo ancora la determina della Regione Marche di applicazione dell’ordinanza. Per questo imprenditori agricoli e allevatori  non possono agire autonomamente per riparare le stalle danneggiate dal sisma per poi farsi rimborsare dallo Stato” spiega il direttore regionale di Coldiretti Marche, Enzo Bottos, a margine dell’incontro con il ministro e il presidente della Regione. “Senza questo provvedimento gli operatori che non vogliono attendere la fornitura delle strutture pubbliche non possono intervenire, senza incappare nel rischio di sanzioni o altro. Non ci sono i parametri entro cui operare” aggiunge Bottos.

I parametri, in realtà, ci sarebbero. L’ordinanza fa esplicito riferimento, per quanto riguarda i prezzi e la tipologia degli impianti, alla gara già espletata all’inizio di novembre dalla Regione Lazio. Ma la procedura per avviare i lavori in autonomia resta molto complicata. Chi vuole procedere da solo deve comunque ottenere l’autorizzazione della Regione, producendo tutta una serie di documenti. L’ordinanza di inagibilità degli immobili, una relazione tecnica redatta da un professionista abilitato con la planimetria dell’area, la descrizione degli impianti da realizzare, la modalità di esecuzione degli interventi. La richiesta deve essere poi autorizzata dalla Regione, che deve a quel punto dare indicazioni sulla realizzazione delle opere, la tipologia dei materiali da usare e avviare una procedura non semplicissima per stabilire l’entità del rimborso.

“Sono strumenti nuovi, che bisogna conoscere” ripete Martina. Fatto sta che nessuno si è mosso. Pecore e vitelli sono rimasti nei campi, poi al freddo, sotto la neve. Con qualche sforzo in più il loro sacrificio non sarebbe stato necessario. Anche se non sembra sia stato vano.

M. Sen.

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