Terremoto: ecco i conti (che non tornano). Nel 2017 spesa di 6,2 miliardi, solo 400 milioni per le case dei privati

Appena 400 milioni di euro nel 2017, 1,5 miliardi di euro considerando il triennio 2017-2019. A tanto ammontano le risorse per la ricostruzione delle case distrutte o danneggiate dal terremoto del Centro Italia messe in bilancio dal governo, che pure ha garantito il rimborso integrale dei danni. E’ vero che per riparare le decine di migliaia di immobili privati colpiti dal sisma serviranno sicuramente più di tre anni, e che altre risorse potranno essere stanziate nel futuro. Ma se il governo continuerà di questo passo, mettendo sul piatto solo mezzo miliardo di euro l’anno per il credito d’imposta, la promessa ricostruzione a carico dello Stato rischia di durare un’eternità. A meno di non rinunciare ai soldi pubblici, come molti potrebbero essere costretti a fare, se vorranno rimetter piede nelle loro case in tempi ragionevoli.

I danni alle case, 5 miliardi solo per il sisma di agosto

Partiamo dalla stima dei danni causati alle abitazioni dei privati dal terremoto. La Protezione Civile, incaricata dal governo, ha inviato l’11 novembre alla Commissione Europea un primo rapporto provvisorio allo scopo di attivare il Fondo europeo di solidarietà. Soltanto per il terremoto del 24 agosto che ha devastato Amatrice, Accumoli e Pescara del Tronto, procurando lesioni marginali nell’entroterra umbro e marchigiano, il Dipartimento ha stimato 7 miliardi e 56 milioni di euro di danni. La maggior parte, ben 4,9 miliardi, rappresentano quelli al patrimonio immobiliare dei privati (i danni agli edifici pubblici sono stati calcolati in 350 milioni, quelli alle infrastrutture e alle reti in 732 milioni, quelli al patrimonio culturale in 542 milioni, cui si sommano 532 milioni di costi per la gestione dell’emergenza e l’assistenza ai cittadini). Tra qualche settimana il Dipartimento aggiornerà le stime, mettendo in conto anche i danneggiamenti causati dal doppio sisma di fine ottobre, che ha interessato un’area molto più vasta e ridotto all’inagibilità totale moltissime case e palazzi di grandi centri come Camerino, San Severino, Tolentino e gravi danni anche ad Ascoli Piceno, Macerata, Fabriano e Spoleto. Il danno complessivo al patrimonio immobiliare dei privati potrebbe quadruplicare, arrivando facilmente a 20 miliardi di euro.

Rimborsi al 100%, ma nel limite delle risorse disponibili

Il decreto prevede il rimborso  al 100% dei danni subiti dalle abitazioni dei privati, che siano prime o seconde case, situate nei 131 comuni del cosiddetto “cratere”. Il contributo pubblico a copertura integrale delle spese di ricostruzione o riparazione è previsto, se si dimostra un nesso di causalità diretta dei danni con i tre terremoti di agosto e ottobre, anche per le prime case nei comuni fuori dal cratere, così come per le seconde case, sempre fuori dal cratere, se situate nei centri storici (il 50% per le altre).  Ma attenzione, perchè il rimborso è previsto solo “nei limiti delle risorse disponibili” coè quelle stanziate anno per anno, e sarà parametrato ad un prezzario degli interventi ammessi che dovrà essere stilato dal Commissario per la Ricostruzione, Vasco Errani.

La spesa nel bilancio 2017, pochi i nuovi fondi

Il Commissario Errani e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, hanno parlato subito dopo il sisma di 4,5 miliardi di euro a disposizione per la ricostruzione degli immobili dei privati, senza però specificare in quanti anni. La Legge di Bilancio, a ogni buon conto, stanzia per il credito d’imposta per la ricostruzione solo 400 milioni nel 2017, 500 nel 2018 e 600 nel 2019. Oltre il triennio la Legge non può andare, ma a questo ritmo, per ottenere i rimborsi (e riparare le case, visto che si procede sulla base dello stato di avanzamento dei lavori) potrebbe volerci una decina d’anni.

Nel bilancio dello Stato del 2017, dove si è perso anche l’Ufficio Parlamentare di Bilancio, l’autorità indipendente sui conti pubblici, sono individuati ben 6,2 miliardi di euro nel 2017 di risorse per “Interventi di ricostruzione e prevenzione antisismica”. Per la ricostruzione, secondo quanto ricostruito non senza fatica dall’Ufficio, sono previsti 2,8 miliardi, ma solo una piccola parte di questi soldi è rappresentata da nuovi stanziamenti. Ci sarebbero 200 milioni in più sul capitolo di spesa del Ministero dell’Economia relativo al sostegno alla ricostruzione e i 191 milioni stanziati dal primo decreto sul terremoto (saliti a quasi 600 con il secondo decreto), che sono tutti riconducibili al costo di gestione dell’emergenza e all’assistenza agli sfollati. Poi altri 600 milioni stanziati dalla manovra del 2017: i 400 milioni del credito di imposta per la ricostruzione delle case dei privati, di cui abbiamo parlato, più altri 200 per i contributi alla ricostruzione pubblica.

Anche i bagni e i pannelli solari sotto la voce “terremoto”

Accanto ai 2,8 miliardi di risorse per la “ricostruzione” (che come abbiamo visto sono in gran parte dovuti a vecchie leggi), nel bilancio del 2017, ce ne sono altri 3,4 per la “prevenzione”. Fondi che il governo ha chiesto alla Commissione Europea di scomputare dal deficit del prossimo anno perchè legati all’emergenza terremoto, ma che in grandissima parte hanno poco o niente che fare con questa. Nella voce sono compresi, ad esempio, i 2 miliardi di euro che rappresentano il costo degli incentivi fiscali concessi negli anni passati per le detrazioni sulle ristrutturazioni edilizie e la riqualificazione energetica degli edifici. I bonus per il rifacimento del bagno e i pannelli solari, dunque, sotto la voce “terremoto”. Di questi 2 miliardi che pesano sul bilancio del prossimo anno, solo 134 milioni di euro sono riconducibili ai nuovi incentivi previsti dalla manovra 2017, quelli per la messa in sicurezza sismica delle case, ma anche quelli per i bonus edilizi e l’efficienza energetica che sono stati confermati e rafforzati. Tra i 3,4 miliardi della prevenzione figurano ancora 800 milioni di euro per “interventi pubblici”: 230 milioni di euro riguardano il piano per la messa in sicurezza delle scuole, 87 quelli per la tutela dell’assetto idrogeologico, più altre spese non meglio identificate, perchè inserite in differenti voci di bilancio, o perchè sostenute dalle amministrazioni locali. Per chiudere il conto della spesa 2017 per la prevenzione ci sono altri 600 milioni, stanziati dalla nuova manovra, per gli investimenti sulle opere pubbliche nazionali o locali, anche grazie alla concessione di spazi finanziari ai Comuni (cioè la possibilità di spendere soldi che hanno in cassa, ma che erano bloccati dal Patto di Stabilità interno).

Mario Sensini

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